Gigi D’Alessio: “È stata Napoli a portarmi in giro per il mondo” [ESCLUSIVA + VIDEO]

Velvet Music ha incontrato Gigi D’Alessio in occasione della tappa romana del Malaterra Tour al Palalottomatica. Prima del concerto il cantante ci ha parlato del progetto, dei duetti presenti nell’album e del suo percorso musicale (TROVATE LE FOTO DEL CONCERTO ED IL VIDEO DELL’INTERVISTA DI SEGUITO).

A sei mesi dall’uscita di Malaterra, il tour di Gigi D’Alessio è sbarcato a Roma e per la precisione al Palalottomatica. Malaterra non è solo una canzone. È anche un album, un tour ed un docufilm. Un’idea per portare la musica napoletana in giro per il mondo (non a caso prima delle tappe in Italia ci sono stati concerti in tutta Europa, in Giappone e in Australia) e per rilanciare l’immagine della Campania anche grazie al progetto CampaniaSicura (LEGGI ANCHE: GIGI D’ALESSIO, IL MALATERRA WORLD TOUR ARRIVA IN ITALIA: SI PARTE DA TORINO, IN TUTTO 8 DATE).

Nel disco troviamo otto classici della canzone partenopea, cinque inediti (LEGGI ANCHE: GIGI D’ALESSIO, “MALATERRA” RACCONTA LA TERRA DEI FUOCHI) ed una valanga di collaborazioni: da Michael Thompson a Briga, passando per Valentina Stella, Chris Botti, Dear Jack, Gianni Morandi, Bianca Atzei e arrivando all’immancabile Anna Tatangelo (senza dimenticare il duetto virtuale con Renato Carosone). Proprio la Tatangelo è stata special guest del concerto a Roma (di sabato 9 aprile 2016) sulle note di Un nuovo bacio e di O’ core e na femmina. Un live di oltre trenta canzone dal repertorio classico napoletano fino alle grandi hit di D’Alessio.

A sei mesi dall’uscita di questo progetto com’è stato il riscontro del pubblico e soprattutto della società?
Il riscontro c’è stato. Basta andare anche solo nella mia pagina ufficiale di Facebook, di Twitter e vedere le foto, la gente come si è divertita. Non solo in Italia, ma anche all’estero. I risultati ci sono, visto che lo Stato ha stanziato i primi 450 milioni per le ecoballe, per la regione Campania. È un segnale e vuol dire che qualcosa si è mosso. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo cominciato a fare delle attività, un concerto davanti alla Reggia di Caserta, abbiamo raccolto fondi, abbiamo comprato un’ambulanza neonatale, abbiamo dato dei soldi all’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, abbiamo comprato dei mobili all’ospedale Moscati d’Aversa. Diciamo che non ci fermiamo qui. Stiamo comunque portando avanti il progetto, continueremo a girare il mondo, infatti a giugno faremo Canada, Stati Uniti, tutto il Sud America e poi grande chiusura allo stadio San Paolo di Napoli.

E com’è portare la Campania in giro per il mondo?
Io credo che sia stata Napoli a portare me in giro per il mondo perché la vera canzone italiana conosciuta all’estero è quella napoletana. Questo album che ho rivisitato, ospitando tanti ospiti da Gianni Morandi ai Dear Jack, Anna Tatangelo, Valentina Stella, Briga, Renato Carosone, è davvero piacevole. Quando canti queste canzoni, non sei tu che le porti, ma sono loro che portano a te in giro per il mondo.

Come hai detto ci sono molti ospiti, tra cui alcuni giovani. Secondo te quali sono quelli di cui sentiremo parlare anche fra vent’anni?
Oggi tutto si consuma presto. Siamo proprio abituati all’usa e getta. Io credo che questi artisti che hanno collaborato con me comunque hanno scritto una bella pagina della musica, ma soprattutto potranno dire domani che anche loro un giorno hanno cantato in napoletano e non è una cosa facile.

Nell’album c’è anche un duetto virtuale con Renato Carosone: quanto è stato importante per te e per la tua crescita musicale?
Beh, Renato è stato un po’ involontariamente anche il mio insegnante perché era già moderno cinquant’anni fa. Un uomo ironico, un grandissimo autore, un pianista straordinario. Ho avuto il piacere di conoscerlo, posseggo a casa mia con tanta cura il suo pianoforte ed ogni volta che vado vicino a quello strumento mi regala delle belle emozioni. È un pianoforte magico. Renato è stato un grande insegnante della musica partenopea perché ha portato le sue canzoni nel mondo, senza avere l’appoggio della tecnologia che abbiamo oggi. Devo dire che i miei predecessori nella musica napoletana sono stati veramente dei grandi.

E da Lasciatemi cantare (il suo primo album, ndr) ad oggi quanto sei cambiato?
Sono cresciuto, come tutti. E ogni giorno che si cresce ognuno impara qualcosa. Ho grande rispetto per il passato perché se non fosse stato per quello forse oggi non sarei qui. Vedo quel Gigi D’Alessio con un po’ di tenerezza e con grande rispetto. Di strada ne ho fatta, ma sicuramente ne avrò ancora tanta da fare.

Dopo l’ultima tappa del tour a Napoli cosa farai?
E non lo so! Te lo farò sapere (ride, ndr)!

Photo Credits Velvet Music

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