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Morgan, fuori ora il quarto singolo: “Klaptzikal” è in una lingua inesistente

Morgan continua a sfornare nuova musica ad un ritmo impressionante. Nelle scorse ore il visionario cantautore milanese ha pubblicato “Klaptzikal” sul suo profilo Instagram , quarto singolo estratto dall’album Mr. Agon e il Sacro silenzio. Questo segue le uscite avvenute a distanza di un paio di giorni l’una dall’altra di  “Ano”, “Sottochiave spazionave” e “Che succede“.

Quello in uscita è senz’altro il progetto più sperimentale che Morgan abbia mai intrapreso. Non che la sua carriera possa essere definita poco eclettica, ma in questo caso il nonsense pare essere la tematica portante. Se infatti i primi tre singoli hanno vista coinvolta la voce di un simulatore computerizzato, in questo caso sembra essere proprio Morgan a cantare nonostante la presenza di una dose importante di effetti. Ma il punto focale, nel caso di “Klaptzikal” è assolutamente il testo. Ecco, ad esempio, l’incipit: “Kee V Deer owving ploady, Nivan ayes u gloys a keedygawn”. Lo stesso Morgan, nella didascalia legata al video pubblicato su Instagram, sottolinea: ” La canzone in una lingua inesistente”.

Tutto ha un senso

L’ex leader dei Bluvertigo sembra dunque aver scelto un sistema di suoni e dei testi completamente inusuali, mettendo al servizio della sperimentazione, una volta di più, la sua spiccatissima ecletticità musicale.

Il punto infatti, nonostante le canzoni pubblicate possano sembrare particolarmente stravaganti, lo coglie lo stesso Morgan rispondendo ad uno dei tanti commenti dei suoi followers su Instagram. Egli infatti sostiene che: ” La musica è un fatto di trasmissione, di ascolto, di apprendimento, di interpretazione. Nella musica c’è umiltà e ammirazione, c’è relazione col passato, c’è gusto timbrico e provocazione armonica, c’è stupore e malinconia”.

Infine aggiunge: “La musica non è una gara a chi arriva prima e soprattutto la musica è imparare ad andare insieme agli altri, e tacere quando non si deve suonare”. Grazie Morgan, ora anche il nosnense può avere un senso profondo.

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