Renato Zero, che festa: 70 anni di trionfi per un pioniere dello spettacolo italiano

E’ dunque arrivato il compleanno di Renato Zero, quello che lui stesso aveva affermato di “non volersi perdere” dopo una carriera lontana da auto-incensamenti di questo genere. Sicuramente, il trend minimalista dell’artista è cambiato nell’ultimo triennio; raggiunti i cinquant’anni di carriera nel 2017, Zero si imbarcò infatti in un colossale tour celebrativo: riedizione e riproposizione di lavori classici, una nuova trilogia di album, e infine quel doppio concerto milanese, lo scorso gennaio, riproposto ora da Canale 5 come regalo di compleanno. Zero il Folle, nome dell’album, del live e del film, è stato un successo, e ha anticipato in prima serata quel countdown con cui l’artista, nella giornata del 30 settembre, è infine arrivato a spegnere settanta candeline.

Settant’anni vissuti al massimo dell’intensità per Renato Zero. Uno degli artisti di quella gloriosa stagione a cavallo degli anni ’60 e ’70, così decisiva per il pop italiano, ad aver resistito con maggiore vigore al passare del tempo e delle generazioni; un successo che era partito carbonaro, per pochi, vista anche la figura controversa dell’artista e delle sue performance. La data d’esordio è rintracciabile nel 1967, con il 45giri Non basta, sai/In mezzo ai guai, prodotto da Gianni Boncompagni con le musiche di Jimmy Fontana. Un lavoro arrivato al seguito di un’attività underground (termine che allora neanche esisteva), e che per primo gli aprì le porte, insperate, della classifica.

Record e soddisfazioni di Renato Zero, dopo settant’anni e cinquanta sul palco uno degli artisti più importanti per l’estetica pop italiana

Dagli anni ’70 ad oggi, il percorso trionfale di Renato Zero non ha più conosciuto limiti. Dalle cantine agli stadi, tra i 31 lavori pubblicati in questo mezzo secolo, Zero può contare un particolare primato; è l’unico artista italiano ad aver collezionato un primo posto in classifica in ben cinque decadi differenti. Iniziando nel 1979 con la consacrazione di Ero Zero, fino al recente Amo del 2013; in mezzo, un numero infinito di successi radiofonici, di esibizioni, persino di conduzioni televisive (il cult Tutti gli Zero del Mondo). Una figura che da controversa ha saputo farsi profetica; vedasi l’anticipazione, a livello mainstream, di quei giochi glam, della teatralità e della provocazione anche sessuale di cui oggi vivono molti giovani colleghi.

E’ proprio nel confronto con il presente che l’influenza di Renato Zero si fa più importante, a testimonianza di un percorso il cui successo prescinde da dati meramente economici. Lo stesso cantante ha avuto modo di ricordarlo, non senza un filo di polemica, in occasione della presentazione di Zerosettanta; il nuovo progetto di Zero porterà nei negozi tre nuovi lavori a firma dell’artista, una trilogia con il compito di ricordare alle nuove generazioni l’importanza del suo autore.

Era un’altra Italia e un’altra discografia, quella che cinquant’anni fa vide l’esordio dell’artista; un’esordio il cui successo, nella Roma del boom, aprì le porte a un mondo e un pubblico allora marginalizzato. Lo sa bene il diretto interessato, che lo ha ricordato con una punta di malizia citando il successo mainsteam di quello che per molti ne è l’erede più logico; Achille Lauro. La recente, apprezzatissima evoluzione della postar di Rolls Royce ha il suo precedente più importante proprio nel neo settantenne; lo stesso che oggi, trionfale, annuncia nuovi lavori ogni anno e un misterioso “ritiro” imminente. Secondo quanto anticipato, a seguito dei festeggiamenti si prenderà del tempo per viaggiare in “una meta lontana”. C’è già chi aspetta il ritorno.

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