La Notte della Taranta 2020, Diodato: «Ci speravo da un po’» [INTERVISTA]

A Melpignano si sono concluse le tre serate di registrazione del Concertone ‘La Notte della Taranta’ che andrà in onda su Rai 2 il 28 Agosto alle 22:50. Il palco minimal e teatrale voluto dallo scenografo Giancarlo Sforza, ha accolto la sinfonia dell’Orchestra popolare e dell’Orchestra di Roma Sinfonietta dirette dal maestro Paolo Buonvino.

A fare da sfondo, come sempre, il suggestivo ex Convento degli Agostiniani, in una cornice barocca e luminarie salentine danzanti sotto uno spicchio di luna; quest’ultima spettatrice di una Taranta che non si abbatte. A condurre i telespettatori nel viaggio emozionale di una tradizione salentina che non abbandona i melpignani e la sua Puglia, è l’attore Sergio Rubini. L’evento vede come protagonisti Gianna Nannini, che a distanza di 16 anni ritorna sul palco di Melpignano ed intona ‘Fimmine e Fimmine’. Mahmood e il suo canto arabo dal titolo ‘Sabry 2aleel’ e infine Diodato. Il cantante tarantino si è lasciato chiamare dalla musica tradizionale, che lo ha portato dritto sul palco della ‘Notte della Taranta 2020’.

Taranta 2020: musica che abbatte muri e barriere

Antonio Diodato crede nella forza comunicativa della musica e in quanto quest’ultima sia una potente virtù terapeutica. Diodato ha voluto coinvolgere noi di VelvetMusic, presenti durante le registrazioni de ‘La Notte della Taranta’, nel racconto poetico di quest’uomo che canta alla propria amata che dorme al di là del muro.

Il cantante ci ha trasmesso le sue primissime sensazioni esplose nel momento in cui ha ascoltato l’arrangiamento di ‘Beddha ci dormi’ realizzato dal maestro Paolo Buonvino in una edizione sì, poco popolata ma intensa ed evocativa più che mai: “È stata positiva fin da subito. Ero già entusiasta di questo invito che aspettavo da un po’ di tempo, o perlomeno lo speravo. Ho lavorato in questi anni per arrivare ad essere qui. E il brano è bellissimo. L’arrangiamento secondo me è pazzesco tant’è che ho accettato immediatamente.”

La sua voce riempiva l’ingresso del Convento degli Agostiniani con lo stesso entusiasmo e passione di quando canta sul palco e svela il richiamo delle sue radici che raccontano una terra che ha voglia di rinascere. “Non credo di essere stato molto influenzato da questo brano o da questo tipo di tradizione di musica. Però in qualche modo sento un richiamo che arriva proprio dalle radici, da qualcosa anche di inconscio.”

La Notte della Taranta 2020 non ha muri e né confini. E in un tempo storico particolarmente delicato, le registrazioni del Concertone si sono eseguite senza pubblico per via delle restrizioni anti-Covid. Uno scenario dunque spettrale, insolito ma al contempo ricco forza, nonché energia pura e guaritrice.

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