Britney Spears, da Chiara Ferragni a Rose MacGowan si scatena l’hashtag FreeBritney

Se ne parla da diversi mesi, ma solamente negli ultimi giorni l’hashtag FreeBritney ha ripreso slancio, riportando ancora una volta a galla il tema del presunto plagio mentale di Britney Spears ad opera del padre. Una durissima, importante “teoria del complotto” inizialmente partita dai fan, ma capace di trovare riscontri a sorpresa nelle parole di molti personaggi pubblici vicini alla cantante. Oggi, grazie ad una recente inchiesta di Usa Today e al risorgere dell’hashtag all’attenzione di diverse personalità dello spettacolo, la questione della salute mentale della cantante è di nuovo centrale.

Dalle illazioni sul padre Jamie Spears ai recenti appelli delle celebrities americane, la vicenda di Britney Spears sembra più seria che mai

Protagonista della vicenda è il padre di Britney Spears, Jamie. Da dodici anni, precisamente dal 2008, l’uomo è infatti legalmente responsabile del patrimonio e della gestione delle finanze della figlia; un verdetto emesso regolarmente, sotto forma di tutela (conservatorship) a lui affidata su gran parte della vita di lei. Negli ultimi tempi, il ricovero della cantante per un presunto crollo mentale ha riportato alla luce i vecchi sospetti; dietro l’internamento della popstar ci sarebbe ancora il padre, intenzionato secondo il pubblico a delegittimare definitivamente la figlia prendendone il possesso dell’impero economico. Un processo che sarebbe alla base dell’allontanamento di Britney dal mondo della musica, a lei ormai sempre più estraneo.

A supportare a sorpresa l’hashtag, con esplicito intento di “liberare” Britney Spears, sono arrivate in massa celebrità della Twitter-sfera americana, a quanto pare fermamente convinta della natura illegale dei vincoli giuridici sul patrimonio della cantante. Dalla star Rose MacGowan, a, sorpresa recente, anche Chiara Ferragni, che ha ripostato i link nelle proprie storie, le celebrities di mezzo mondo stanno ridando visibilità alla vicenda. Che a questo punto potrebbe diventare veramente un piccolo affare di Stato.

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