James Senese: “Pino Daniele? Mi faceva gli scherzi telefonici, per me era come un fratello”

La passione. L’amore incondizionato per la sua terra e la sua città. La carica empatica ed emotiva, di una forza ed intensità tali da scorrere fluide e potenti anche attraverso i freddi e sterili fili di un telefono. Sono queste le emozioni che ti investono quando hai la possibilità e la fortuna di parlare con James Senese, un musicista indissolubilmente legato alla sua Napoli, al suo sax (“il mio bambino” lo definisce lui) e a Pino Daniele. Sentimento e musica sono le parole che ripete più spesso quando lo intervistiamo, in una fredda e grigia giornata di marzo: la sua inconfondibile voce roca, la sua totale disponibilità e quell’accento partenopeo così marcato (che stride un po’ con il suo aspetto afroamericano, pelle scura e folti capelli crespissimi e neri) scaldano subito l’atmosfera e il cuore.

James Senese, cinquant’anni di carriera nel disco “Aspettanno ‘o tiempo”

Motivo della chiacchierata? Alcuni nuovi concerti che porteranno il settantaquattrenne sassofonista napoletano (nato e cresciuto a Napoli, figlio di un militare americano e di una napoletana DOC) e i suoi Napoli Centrale a Milano, in Puglia e a Roma tra aprile e maggio. Il tutto collegato a “Aspettanno ‘o tiempo”, il doppio album live (con tre inediti registrati in studio) che comprende alcuni tra i più grandi successi di Senese nel corso della sua carriera, lunga più di cinquant’anni.

James Senese e la passione per il sassofono, iniziata quando aveva 12 anni

VELVET: “Aspettanno ‘o tiempo” è un album che in qualche modo ripercorre il suo percorso musicale. Che effetto le fa guardarsi indietro e rendersi conto di tutta la strada fatta, di tutta l’acqua che è passata sotto i ponti? Che bilancio fa della sua vita e della sua carriera?
James Senese: E’ una domanda cui è difficile rispondere (ride, ndr). Fino ad oggi io e i musicisti di Napoli Centrale abbiamo fatto molti sacrifici per rimanere all’interno di questo sistema. Faccio musica da oltre cinquant’anni, e ho sempre cercato di far capire agli altri che bisogna andare in un’altra dimensione, bisogna lasciare questa terra. A causa del sistema nel quale viviamo, stiamo perdendo il nostro sentimento più puro: ecco, con il mio lavoro cerco di fare vedere agli altri dove sta questo sentimento, dove sono le emozioni. Non faccio semplici canzonette, cerco di ridare sentimento.

VELVET: Napoli Centrale (la band jazz-rock fondata nel 1975) ha creato qualcosa di nuovo, ha dato il via a tanti musicisti del sud. Ci racconta come è nata l’idea di creare questa band a lei e al batterista Franco Del Prete, con cui aveva già suonato negli Showmen?
JS: E’ nato tutto in modo molto naturale; sono figlio di padre americano e madre napoletana, è il mio DNA che mi ha portato a comporre in un certo modo, a non copiare la musica già esistente, in particolare quella proveniente dagli States. Ho sempre cercato di creare un mio modo unico e originale per esprimere il sentimento. Io e Franco Del Prete siamo stati come fratelli, abbiamo subito comunicato dove volevamo andare con la nostra musica. Abbiamo fondato insieme i Napoli Centrale, anche se la scintilla iniziale è partita da me, che ne sono il compositore, il cantante e il musicista solista. Quando compongo e scrivo musica succede qualcosa di magico, è come se uscissero da me creazioni e melodie di dimensioni che non riesco a capire nemmeno io, nascono cose stratosferiche! E’ un tipo di musica che non assomiglia a niente e a nessuno, e che dopo 50 anni sta ancora qua.

James Senese, simbolo della musica napoletana dagli anni 70

VELVET: Da “Arò vaje” a “E’ na bella jurnata”, passando per “’O nonno mio” e “Viecchie, mugliere, muorte e criature”. In una recente intervista lei ha detto che, alcuni dei brani scelti per questa raccolta, non erano stati capiti 40 anni fa. La sua speranza è che ora invece vengano compresi. Perchè all’epoca tali canzoni non erano state capite secondo lei? Eravate troppo avanti per quei tempi?
JS: Lo siamo ancora, siamo ancora all’avanguardia. Da una parte sono contento di ciò, perché tutto arriva sempre in ritardo. E’ accaduto, ad esempio, a grandissimi musicisti americani come Miles Davis e John Coltrane, sono stati capiti solo in seguito, dopo tanti anni di duro lavoro e grandi sacrifici. Il popolo impiega troppo tempo a capire le dimensioni di un fenomeno storico, e dove risieda il vero sentimento. Oggi ho 74 anni, il tempo sta passando per me, ormai è troppo tardi!

VELVET: Dice sempre che il sax è un po’ come un figlio per lei. Si ricorda i primi brani che sentì da bambino, che la fecero innamorare di questo strumento? Che cosa la colpì del sassofono?
JS: Mi sono innamorato subito di quel suono meraviglioso: quando l’ho ascoltato per la prima volta, ho sentito che mi apparteneva, era come la mamma. Mi ha affascinato e ammaliato, mi ha stregato e l’ho cercato dappertutto per capire cosa fosse. Sai, all’epoca avevo 12-13 anni, e in Italia non c’era ancora niente in Italia del genere, tutto è arrivato dall’America. Suono tanti strumenti, ma la verità è che mi sarebbe piaciuto suonare la tromba: sono innamorato perso di Miles Davis e della sua musica: per questo mi affascina moltissimo il suono della tromba, come quello del sax.

James Senese: “Il mio sogno? Suonare la tromba come Miles Davis”

VELVET: E’ vero che fu lei a comprare il primo basso a Pino Daniele?
JS: E’ verissimo, ne ho anche un copia firmata da lui a casa. Sì, glielo comprai perché all’epoca (parliamo del 1976) Pino non aveva soldi, e siccome io avevo a disposizione un po’ di denaro in più glielo comprai. Poi lui entrò nei Napoli Centrale e suonò con noi per un paio d’anni. Proprio da lì partì tutto, e Pino diventò lo straordinario artista che tutti conosciamo.
VELVET: Cosa le manca di più di Pino Daniele?
JS: Mi mancano le sue telefonate, le chiacchierate, la sua voce. Mi chiamava 4-5 volte al mese e mi faceva degli scherzi terribili! Diceva “O Ge, sono Franco!”, faceva finta di essere Franco del Prete perché sapeva che mi arrabbiavo. Insomma, faceva tutti questi scherzi particolari e mirati. Io e Pino parlavamo molto, anche di cose molto intime, di noi stessi e dei nostri problemi, eravamo come fratelli. Mi manca assai.

VELVET: Cosa rende la musica napoletana unica in tutto il mondo? Cosa la distingue dal resto delle musiche del mondo?
JS: Credo si tratti principalmente della melodia, che è universale, è un po’ come lo slang americano. Se andiamo ad analizzare come usiamo il nostro linguaggio, ci accorgiamo di come sia molto più musicale, si avvicina moltissimo agli americani.

James Senese, il sassofonista napoletano si racconta a Velvet

VELVET: Lei ha preso parte anche a qualche film, con delle piccole parti, l’ultima volta è stato nella commedia del 2018 “Una festa esagerata” di Vincenzo Salemme, in cui interpretava sé stesso. Hai mai pensato di dedicarsi alla realizzazione di colonne sonore? Le è capitata questa opportunità?
JS: Sì sì, mi è capitato. Ho realizzato qualche colonna sonora in passato: il problema è che questo tipo di lavoro fa perdere tanto tempo. Siccome di tempo ne ho molto poco, preferisco dedicarmi a Napoli Centrale! Il cinema mi affascina, ma è pesante. La musica è molto più fluida e vera.

VELVET: Quali sono i suoi progetti per il futuro oltre ai concerti di aprile e maggio?
JS: Con Napoli Centrale stiamo preparando un album a metà strada tra musica mediterranea strumentale e cantato. La band cambierà la sua forma, andremo un po’ più sullo strumentale, abbiamo anche più libertà. Il disco uscirà il prossimo anno, se il Signore mi terrà ancora in vita!

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