Petrella: “Achille Lauro? Uno dei più interessanti del momento, ma ora sogno di scrivere per Vasco Rossi”

“Pamplona” di Fabri Fibra. “Logico” di Cesare Cremonini. “Vorrei ma non posto” di J-Ax e Fedez. “Fenomenale” di Gianna Nannini. “Nuova luce” di Francesco Renga. Sono solo alcune delle canzoni che ha contribuito a scrivere. Davide Petrella è un musicista che si sta ritagliando un suo spazio ben definito nel panorama musicale italiano contemporaneo: un artista che si muove agevolmente nel mondo della scrittura (ha collaborato anche con Elisa e Jovanotti, tra gli altri) e in quella della composizione per sé stesso. Fa musica da quando era piccolissimo, ha scritto la sua prima canzone a 11 anni, e la sua carriera musicale è partita con la band napoletana Le Strisce. Oggi Petrella ha 33 anni, ha fatto tante collaborazioni illustri, ed è tornato a suonare, portando in tour il suo album d’esordio “Litigare”, uscito lo scorso 8 giugno (lanciato da singoli come “Einstein” e “Skyline”)

PETRELLA: Sento proprio il bisogno di stare in giro a suonare, mi fa bene, mi dà equilibrio e mi aiuta a scrivere meglio: per me è importante riuscire a vivere entrambe le dimensioni del mio essere musicista (l’essere autore e cantante). La mia carriera di autore per altri artisti è volata in pochissimo tempo, e può capitare di perdere un po’ la testa. Grazie a quel tipo di attività ho avuto la fortuna e la possibilità di venire a contatto con grandi artisti, di entrare in giri importanti e di avere immense soddisfazioni. Per stare con i piedi per terra, ho proprio necessità di andare in giro a suonare con i miei ragazzi, di spostarci insieme da un posto all’altro in furgone, suonare nei localini e mangiare junk food!

VELVET: Che tipo di carica e di energia ti dà il pubblico, sia per la tua attività di musicista che per quella di autore?
PETRELLA: Adoro il contatto con la gente, con il pubblico che viene a sentirti suonare. Mi piace tantissimo la dimensione del club, parlare con le persone che ti raccontano la loro vita e si aprono a te è qualcosa che mi dà sempre tanti spunti creativi: spero di non perdere mai questa passione.

 

 

VELVET: Quindi sei un ragazzo socievole e sociale, ma non sei “social”. Nella tua canzone “Per salire più in alto” (tratta da “Litigare”) scrivi “Io non ve li racconto i xxxx miei su Instagram”. Che rapporto hai con questo tipo di comunicazione?
PETRELLA: Ho 33 anni e non mi interessa star lì tutti i giorni a raccontare la mia vita sui social, non userò credo mai questi mezzi come fanno i ragazzini. Mi piace postare qualche bella foto, le informazioni su quello che faccio, ma non amo molto raccontare la mia vita privata. Personalmente, da fruitore, quando vedo che alcuni artisti che amo mi fanno entrare troppo nella loro quotidianità e nel loro personale, perdo un po’ di interesse. A mettere troppo di sé stessi sui social si perde la magia.

VELVET: Il tuo ultimo album “Litigare” è uscito lo scorso 8 giugno, ed è un disco che (nonostante il titolo!) parla molto d’amore. Colpisce il fatto che ci siano tanti stili musicali diversi al suo interno; non si rischia la spersonalizzazione?
PETRELLA: Non saprei dirtelo. La verità è che non voglio assomigliare a nessun altro, né agli artisti con cui collaboro né a quelli che sono in giro adesso. Ciò che mi ha spinto a riaprire la mia carriera di cantante è proprio questo: non voglio stare nell’indie o nel pop, nella trap o nel rap. Sono tutti generi che seguo e amo, ma mi piace prendere un po’ da tutte le parti per farne qualcosa che possa sembrare unico e personale. Non sono uno che corre dietro a nessun genere in particolare, sono uno che ama tutta la musica e si diverte con tutto. Potrei probabilmente divertirmi anche a fare il metal un giorno, chi lo sa!

VELVET: Quando scrivi le tue canzoni, conta più il testo o la musica?
PETRELLA: Contano entrambi, in ugual misura. Credo però che la scrittura, in questo momento storico, abbia un valore più alto. Ho l’impressione che il contenuto medio dei testi delle canzoni si sia molto livellato: gli artisti contemporanei, anche se operano in generi diversi gli uni dagli altri, usano sempre le stesse parole. Mi piace ascoltare canzoni che siano colorate e scritte in modo un po’ diverso, è proprio questo che vado a cercare anche da ascoltatore.

VELVET: Quindi cosa ti piace della musica italiana del momento? Cosa cerchi adesso?
PETRELLA: Nell’ultimo periodo sono saliti alla ribalta tanti artisti nuovi, sono felice che la situazione musicale italiana si sia svecchiata almeno un po’. Mi da un po’ noia il fatto che, all’interno di uno stesso filone, ci siano artisti che si assomigliano troppo: sentito uno, sentiti due, non ho più voglia di ascoltarli. Mi sembra però che si stia applicando “la dura legge della giungla”, per cui sono finalmente emersi quelli che devono restare, che hanno più cose da dire e più talento. Nell’indie penso a Calcutta o a Tommaso Paradiso; nella trap ci sono Sfera e Ghali, che hanno dimostrato di essere più completi.

Davide Petrella, dalle collaborazioni con Cremonini, Elisa, Jovanotti al suo album “Litigare”

VELVET: Cosa ti è piaciuto del recente Festival di Sanremo?
PETRELLA: Sono molto contento che abbia vinto Mahmood. In generale devo dire che sono un grande fan di Sanremo, lo guardo da spettatore ogni anno, è un momento piacevole, non sono uno di quelli che lo snobbano. Ho provato anche ad andarci ma non mi è andata bene.

VELVET: Infatti! “Non può far male”, il brano con cui avevi partecipato a Sanremo Giovani 2018, era un brano, orecchiabile, ritmato. Perchè secondo te non ha funzionato?
PETRELLA: Non lo so, non ne ho idea. Alla fine però credo che certe cose non facciano per me, non mi interessa poi così tanto stare in quel tipo di contenitore. Alla fine devo dirti che non essere più andato al Festival è stato una salvezza: improvvisamente ho avuto tempo per lavorare, e in due mesi ho scritto un disco nuovo, dotato un’artisticità diversa rispetto a quanto avevo fatto prima. Se fossi andato a Sanremo forse non avrei capito che cosa volevo fare da grande con la mia musica. Meglio che sia andata così.

VELVET: Che rapporto hai con la televisione e le ospitate sul piccolo schermo?
PETRELLA: Sono abbastanza lucido in questo momento, la televisione e la visibilità spicciola (più per il personaggio che per le canzoni) non mi interessano, non le so fare, non le so cavalcare. Sono legato più alla dimensione concreta del fare musica, il club, lo scrivere le canzoni.

VELVET: Tornando a Sanremo… Hai collaborato alla scrittura di “Rolls Royce”, il brano di Achille Lauro e Boss Doms. Come è nata questa collaborazione?
PETRELLA: E’ nata in maniera molto spontanea: Federico Sacchi della Sony, che curava il progetto come discografico, sa che sono un autore molto trasversale. Achille Lauro e Boss Doms avevano questo pezzo, con un’idea già molto definita (quella di fare un pezzo rock’n’roll) ma una forma canzone ancora non ben delineata. Ci siamo visti a Milano, siamo stati in studio un paio di giorni e abbiamo trovato la giusta versione, quella che poi è andata al Festival. Secondo me è stata una collaborazione vincente, mai mi sarei aspettato né di sentire qualcosa del genere a Sanremo, né che avesse così tanto successo in radio. Sono felice, anche perché reputo Achille uno degli artisti più interessanti del momento. Ho avuto un’ottima impressione da lui e da Boss Doms: sono molto concentrati sulla loro carriere, cresceranno molto, sono molto curiosi, in gamba, non sono mai stati allineati rispetto a quello che succedeva. Quei ragazzi hanno fame, e sono certo che in poco tempo riusciranno a fare la differenza.

Davide Petrella: “Spero di collaborare presto con Calcutta”

VELVET: Come nascono queste collaborazioni? Vi incontrate alle serate? Ai Festival?
PETRELLA: Alle volte capita. Qualche sera fa, ad esempio, suonavo a Milano ed è passato a trovarmi Calcutta. Abbiamo fatto serata insieme e ho scoperto che è una persona piacevole, con cui ho affinità, e spero di poter scrivere qualcosa insieme a lui prima o poi; mi piacerebbe collaborare con lui, mi sembra una persona molto simile a me.

VELVET: C’è un brano, tra quelli che hai scritto, che ti ha dato particolare soddisfazione, o al quale sei particolarmente legato?
PETRELLA: Non saprei risponderti, penso sempre a quello che viene dopo, non mi guardo mai indietro per vedere quello che ho fatto o che sto facendo, non ci ho mai pensato. Un posticino importante nel mio cuore lo ha “Logico” (di Cesare Cremonini, ndr), che è stata la prima canzone che ho scritto con un’altra persona e non da solo: credo che sia rimasta per 15 settimane al numero uno in radio. E’ stata la mia prima collaborazione, quindi un posto particolare dentro di me lo ha di sicuro!

VELVET: C’è un autore per il quale vorresti scrivere, col quale ti piacerebbe collaborare?
PETRELLA: Vasco, tutta la vita Vasco! Per me è un mito, sarebbe un sogno ascoltare delle canzoni scritte insieme a lui! Credo che mi sentirei come un ragazzino, sarei felicissimo di giocare in studio con Vasco e scrivere qualcosa con lui, per me sarebbe un’impresa magnifica avere questa possibilità.

Davide Petrella: “Il brano cui sono più legato? Forse “Logico” di Cesare Cremonini, la mia prima collaborazione” 

VELVET: Progetti per il futuro?
PETRELLA: Sto lavorando a un disco nuovo, a canzoni nuove che vorrei fare uscire il prima possibile. Spero di poter lanciare almeno un nuovo singolo quanto prima, mi piacerebbe proporlo durante a Core, il festival che si svolge a Treviso. Parteciperò nella giornata di domenica 9 giugno, insieme a J-Ax, gli Articolo 31, Emis Killa e tanti altri. Non vedo l’ora!

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