Michael Jackson, il documentario-scandalo uscirà per HBO

E’ dunque ufficiale: il film-scandalo su Michael Jackson uscirà. Leaving Neverland era stato presentato in America al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, di fronte ad un pubblico basito: il documentario si impegnava infatti a ricostruire e trattare freddamente il pericolosissimo materiale della presunta pedofilia del musicista. Uno scandalo antico, più volte emerso e più volte archiviato dalle procure, che il film-documentario si occupa di trattare da un punto di vista giornalistico.

Il film sosterrebbe la tesi di una totale colpevolezza di Michael Jackson, al punto da portare in molti a chiedere il boicottaggio della pellicola. Che nonostante tutto uscirà: come diffuso attraverso un trailer di giornata, Leaving Neverland sarà infatti trasmesso sulla rete americana HBO in due parti, il prossimo 3 e 4 marzo. Per arrivare presumibilmente in Italia le settimane successive.

Nonostante le proteste, Leaving Neverland uscirà: tornano in auge le accuse di pedofilia nei confronti di Michael Jackson

La battaglia contro Leaving Neverland si ascrive alla ormai decennale guerra per la riabilitazione della figura di Michael Jackson. Alla prima proiezione dei documenti durante il festival del cinema americano indipendente dello scorso gennaio, in molti si erano mobilitati per bloccarne la distribuzione. I giudici USA hanno però dato ragione ai registi del film: sia il tentativo di Howard Weitzman sia quello della Michael Jackson Estate fallirono.

Il film sarà distribuito, promettendo ampio scandalo tra stampa ed appassionati. Dall’altra parte della barricata, si starebbe già discutendo sulla produzione di un documentario “alternativo”, che sia realizzato in difesa della tesi d’innocenza di Jackson. Il cantante, ricordiamo, è stato a più riprese assolto dalle accuse nel corso degli anni. Il trailer di Leaving Neverland è comunque attualmente disponibile online. 

Michael Jackson, partono le denunce per i brani falsi

Otto anni fa usciva Michael, l’album postumo di Michael Jackson, il Re del Pop scomparso nel 2009 nella sua casa di Los Angeles. In questo album alcune canzoni avevano destato la perplessità di molti fan, i quali non le ritenevano autentiche. Nel 2014 una fan di Jackson, Vera Serova, aveva presentato in tribunale una causa contro i produttori della star, ovvero Eddie Cascio e James Porte, e contro la casa di produzione Angelikson Productions LLC. L’accusa di aver creato canzoni false e averle vendute poi attraverso l’etichetta Sony Music.

Qualche giorno fa la Sony Music stessa ha confermato clamorosamente che tre canzoni presenti nell’album non sono autentiche: si tratta di Breaking NewsKeep Your Head Up, Monster, cantate da un imitatore di Jackson, Jason Malachi. Sony e la tenuta di Michael Jackson si sono giustificate dicendo di aver acquistato le canzoni dai due produttori basandosi esclusivamente sulla loro parola, anche se né Cascio né Ponte sono stati in grado di provare che ci fosse davvero il contributo di Jackson in quelle canzoni, le quali non erano nemmeno presenti negli appunti del Re del Pop che stava lavorando su 30 nuovi pezzi prima di morire.

Ciò che ha fatto insospettire i fan e alcuni storici collaboratori di Michael è stata la mancanza degli schiocchi di dita e dei battiti dei piedi nelle tre canzoni incriminate, gesti con cui Jackson si accompagnava mentre registrava. Inoltre è stato chiesto a Cascio e Porte di fornire le tracce alternative di quelle canzoni, ma i due hanno dichiarato di averle cancellate. Ora il giudice Ann I. Jones della Corte Suprema di Los Angeles deciderà se trattasi di frode contro i consumatori sia da parte di Sony e della tenuta di Michael Jackson, sia da parte dei produttori Porte e Cascio.

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