Irama: “A Sanremo porto un brano che parla di violenza ma inneggia alla vita. Felice di duettare con Noemi” [ESCLUSIVA]

Tre anni per diventare un Big. Passando per la vittoria della diciassettesima edizione di “Amici”, la conquista del doppio Disco di platino per l’EP “Plume”, e la certificazione (conquistata in sole tre settimane) del Disco d’oro per l’album “Giovani”, uscito il 19 ottobre scorso. Ha da poco compiuto 23 anni, ma il cantante con gli orecchini a forma di piuma Irama è sempre più lanciato verso traguardi ambiziosi, e si prepara con grinta a debuttare tra i Big del Festival di Sanremo, proprio lui che nel 2016 arrivò sul palco dell’Ariston tra le Nuove Proposte (dopo essere risultato tra gli otto vincitori di Sanremo Giovani nel 2015). La canzone con cui concorre si intitola “La ragazza con il cuore di latta” e parla di Linda, una giovane donna “cresciuta con un cuore che non batte a tempo” come recita il testo; una ragazza vittima di violenza in famiglia e portatrice di pacemaker.
Tengo particolarmente a questo brano, l’ho scritto in Salento insieme al mio musicista, Giulio Nenna” ci racconta il giovane cantautore dagli occhi chiarissimi e dalla parlantina veloce e sciolta, che incontriamo in un hotel del centro di Roma. “La canzone nasce dall’incontro con una ragazza bellissima con il pacemaker: ecco da dove deriva il dualismo del cuore di latta, da una parte c’è il riferimento a qualcosa di meccanico, dall’altra a una vita strappata, a qualcosa di tolto. Lei aveva uno sguardo talmente struggente, degli occhi così profondi che scrissi la mia canzone di getto, dalla notte alla mattina. Il giorno dopo la stavo già registrando”.


VELVET: Un tema forte e delicato per una canzone che parla di rinascita e coraggio. A Sanremo duetterai con Noemi, vero?
Sì. Ho deciso di duettare con Noemi perché la sua voce soul è perfettamente in linea con il tono della canzone; inoltre nel brano c’è anche un coro gospel, che lo avvicina quasi alla preghiera, è come se fosse un inno alla vita, e Noemi era veramente perfetta! E’ un’artista molto talentuosa che stimo tanto, e inoltre ha preso parte a molte iniziative contro la violenza sulle donne, quindi secondo me nessuno meglio di lei poteva raccontare questa storia.

Irama al Festival di Sanremo con il brano “La ragazza con il cuore di latta”

VELVET: Con Noemi hai un punto in comune importante: anche lei viene da un talent show, dalla seconda edizione di “X Factor,” che non ha vinto ma le ha dato grande visibilità e successo. Per te cos’ha rappresentato “Amici”?
“Amici” ha rappresentato per me una crescita dal punto di vista emotivo ma anche tecnico: in un talent show come quello sei sempre messo in gioco, in discussione, e questo fa crescere molto. Dal punto di vista tecnico ho fatto un grande passo avanti perché sono stato in collaborazione per settimane, tutto il giorno, con dei professionisti: ho fatto ore e ore di lezione, e questo mi ha permesso di crescere in senso accademico, una vera fortuna.
VELVET: Come è stato confrontarti quotidianamente con tanti altri giovani, altrettanto ambiziosi e animati da simile passione e voglia di sfondare?
Il confronto con gli altri dentro il talent è importante e continuo, ma ciò accade anche fuori; oggi viviamo in una società in cui domina Internet, il confronto c’è continuamente e io credo sia molto importante, perché fa crescere più velocemente.
VELVET: Alcuni tuoi colleghi sostengono che i talent show non aiutino gli artisti, e che in taluni casi rallentino la crescita e lo sviluppo professionale degli aspiranti cantanti. Sei d’accordo?
No, non credo sia così. Credo che ognuno abbia un suo percorso ben preciso. Per me “Amici” è stato un megafono dove raccontare le mie canzoni a tante persone, dove sono entrato con la mia identità e sono uscito con la mia stessa identità. Ho avuto la fortuna di crescere a livello tecnico grazie al contatto con tanti professionisti del settore, potendo fare ore di lezioni di canto e musica che fuori magari non mi sarei potuto permettere perché costano un sacco di soldi e hanno un valore inestimabile.

Irama, dalla vittoria di “Amici 2019” al ritorno al Festival di Sanremo, stavolta nella categoria Big

VELVET: Sei amatissimo dai giovani, osannato dalle ragazzine, hai 1,2 milioni di follower su Instagram. Come vivi tutta questa fama? Non senti una certa responsabilità?
La responsabilità la sento nella musica, la mia vita non è internet, io faccio il cantante, non la sento sui social network. Non sono un grande amante dei social, credo siano importanti perché consentono di comunicare con tante persone, ma questo non è il mio lavoro. La responsabilità la sento nei dischi, nelle mie parole, nelle mie canzoni, in ciò che racconto; è qualcosa che ho imparato molto anche dai cantautori, penso che la parola sia importante, abbia un peso molto forte.
VELVET: Nelle tue interviste hai spesso detto che del successo non ti interessa nulla. Addirittura nella canzone “Poi poi poi” scrivi “Non sono un morto di fama, non lo sono mai stato”. Ma nessun artista può andare avanti senza successo.
“Poi poi poi” è una canzone che si avvicina al mood de “L’avvelenata” di Francesco Guccini, ha qualcosa di spietato e io racconto una verità senza filtri. Per successo intendevo quello da arrampicatore sociale, quel tipo di vetrina che si riferisce a cose inutili (private o che non mi interessano). Il successo inteso come possibilità di arrivare a più persone possibili con le canzoni, è sicuramente importante ma spesso viene interpretato male. Spesso mi trovo a dover parlare di gossip o di cose di cui non mi interessa nulla, che sicuramente portano successo ma di cui non faccio parte. Se per successo intendiamo arrivare a più persone possibile con le canzoni, è importante. Se per successo intendi parlare di cose private o che non creano alcuno stimolo e non arricchiscono, penso sia inutile.
VELVET: Sostieni di essere cresciuto ascoltando le canzoni di Francesco Guccini, Fabrizio De André, Vasco. Nei tuoi brani contano di più i testi o la musica?
Do molto peso ai testi (l’ho imparato proprio dai cantautori), la parola è un culto, il messaggio che dai viene ascoltato da tante persone, quindi sicuramente è una responsabilità. Guccini e De Andrè in particolare hanno avuto grande influenza nella mia vita, sono cresciuto con loro; la mia storiella da bambino era “Re Carlo” (la canzone “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” di Fabrizio De André, ndr) , era un po’ la mia favola, anche involontariamente perchè ero ancora troppo piccolo per capirla. Da loro ho imparato che le parole hanno un peso, che fare il cantautore significa assumersi delle responsabilità, ed è proprio quello che ho deciso di fare con la nuova canzone “La ragazza con il cuore di latta”: ho voluto dare un grandissimo peso al testo che racconterò sul palco dell’Ariston.

Irama: “Sono cresciuto ascoltando Guccini e De André, ma musicalmente sono un ibrido”

VELVET: Musicalmente ti definisci un “ibrido” e in effetti nel tuo album “Giovani” ci sono brani dalle sonorità più varie, dal rock al pop al rap. Non si corre il rischio di non avere una propria riconoscibilità e personalità?
Sì, il rischio c’è, ma io ho sempre pensato che l’identità la dia il modo di scrivere, il modo di approcciarsi alla musica: quello che conta è la tua intenzione, il timbro, cosa scrivi, come scrivi. È vero, ho tante formule, a volte spazio fin troppo perché passo da un brano rap (per essere più diretto) a sonorità più melodiche quando voglio dire qualcosa di metaforico e tendo a parlare di più. La cosa importante è dare una coerenza a ciò si racconta. D’altra parte credo sia una mia caratteristica essere un po’ eclettico, spaziare, provare nuovi generi e nuove musiche, far partire la prima canzone dell’album e arrivare all’ultima che non ti sei annoiato. È un rischio che corro, ma credo che sarà sempre così per me.
VELVET: Dopo Sanremo ti prepari anche per un nuovo tour, che partirà il 28 febbraio dal Teatro della Concordia di Venaria e che si concluderà il 5 aprile al Forum di Assago. Per quest’ultima data c’è già il tutto esaurito. Non hai un po’ di paura all’idea di calcare un palco così prestigioso e importante, davanti a tutte quelle persone?
Non vedo l’ora di salire su quel palcoscenico, ci sono un sacco di fan lì che hanno voluto ascoltare i miei dischi. È differente come approccio, loro sono lì per cantare con me le mie canzoni! Più che paura provo eccitazione, non vedo l’ora, sarà un momento indimenticabile. Qualsiasi cosa succeda sarà incredibile perché creeremo un’intesa con il pubblico che sarà altissima, meravigliosa.


E in attesa del tour, l’8 febbraio esce “Giovani per sempre”, edizione speciale dell’album disco d’oro che, oltre al singolo sanremese, contiene una nuova versione di “Non mollo mai” (featuring Vegas Jones e i The Kolors), una nuova versione di “Icaro” (featuring Mr. Rain) e la  versione unplugged di “Bella e rovinata”.

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