Dodi Battaglia: “L’Italia di oggi è un po’ frettolosa ma piena di creatività”

E’ il più grande chitarrista italiano e nei primi anni Ottanta la rivista tedesca Stern gli ha conferito il titolo di “miglior chitarrista europeo”. Ha una carriera cinquantennale alle spalle, e suona da quando aveva cinque anni (il suo primo strumento è stato la fisarmonica a bocca). Ha venduto oltre cento milioni di dischi con i Pooh (con i quali ha suonato dal 1968 al 2016), ed è una vera leggenda della musica leggera italiana. E’ autore di oltre centoquaranta brani, dei quali più di settanta scritti per la band, e ha collaborato con tutti i più grandi artisti del nostro Paese. Intervistare Dodi Battaglia significa avere la possibilità di conversare con un uomo che ha contribuito a formare il gusto musicale di diverse generazioni di italiani, ma soprattutto vuol dire chiacchierare amabilmente con un uomo di un’umiltà disarmante e di una sensibilità rara e profonda, uno che con la musica è nato e cresciuto (il padre suonava il violino, uno dei nonni il mandolino ed il pianoforte, uno zio la chitarra) e che delle sette note ha fatto la sua vita e il suo mestiere. Lo approcciamo al telefono, mentre si sta spostando in treno da una città all’altra, essendo in questo periodo impegnato con la seconda parte del suo tour “Perle – Mondi senza età”, una serie di concerti in cui il sessantasettenne artista di origine bolognese propone quelle canzoni dei Pooh che sono rimaste nel cuore di tanti fan, anche se magari non fanno parte del gruppo delle hit più famose o riconosciute della band italiana.

DODI BATTAGLIA: In effetti si tratta di brani che, pur mantenendo la loro dimensione popolare, sono forse un po’ più ricercati, sofisticati. A un certo punto della carriera i Pooh sono esplosi nei palazzetti dello sport e negli stadi, hanno dovuto abbandonare la dimensione dei piccoli teatri e suonare per pubblici molto più numerosi. Per questo alcune di queste canzoni sono state un po’ messe da parte; avendo la possibilità di usare il vasto repertorio dei Pooh, a un certo punto ho scelto di dar voce quello che mi chiedeva il pubblico ogni volta che facevo i concerti. In tanti mi ringraziavano per aver suonato “Uomini soli”, “Tanta voglia di lei”, “Piccola Ketty” o “Chi fermerà la musica”, ma mi facevano anche lunghi elenchi di brani che venivano proposti molto più di rado. Nel corso degli anni ho preso nota di queste richieste, e ho deciso di fare un tour dedicato proprio a questi pezzi, a queste perle del repertorio dei Pooh.

Prosegue il successo del tour “Perle – Mondi senza età” di Dodi Battaglia

VELVET: I concerti che lei ha tenuto sinora e che fanno parte di questo tour, registrano sempre delle affluenze incredibili, da tutto esaurito. Che soddisfazione le dà vedere gli spettatori che accorrono con così grande entusiasmo e che le dimostrano tanto affetto.

DB: E’ una soddisfazione immensa, quasi impensabile, non prevista fino a questo livello. Ho soprannominato questo tour SO, sigla di “standing ovation”, che è ciò che accade dopo due ore e un quarto di musica e oltre 40 brani. Ma SO è anche la sigla di “sold out”, perché accade davvero spesso che i biglietti per i miei concerti vadano esauriti in poco tempo. Ogni sera vedo un pubblico commosso, emozionato, entusiasta di queste canzoni che da tempo volevano sentire; sono veramente molto contento, al punto che si stanno aggiungendo sempre più date, e in questo momento in cui il teatro non regala niente agli artisti è straordinario. Inoltre, proprio in questi giorni mi è arrivata la conferma da parte degli organizzatori del tour, che è già stata prevista una ripresa dopo l’estate.

VELVET: Che effetto fa sapere di far parte della vita di milioni di italiani che hanno ascoltato, cantato e suonato le canzoni dei Pooh (e continuano a farlo)?

DB: Devo essere onesto, per me è difficile fermarmi a riflettere su questo aspetto, sull’impatto che le nostre canzoni possono aver avuto sulla vita di tanti fan, che magari ci hanno ascoltato in momenti difficili oppure in periodi bellissimi delle loro esistenze. Scattano riflessioni importanti, un senso di responsabilità forte. Io preferisco sempre guardare avanti, non soffermarmi a soppesare l’importanza di quello che ho fatto ma cercare di capire invece cosa avrei dovuto fare all’indomani. Oggi questo accade ancora di più, perché questo tour sottolinea persino meglio il fatto che sì, abbiamo fatto tante canzoni di grande successo ma queste sono state contornate anche da brani magari non altrettanto popolari ma delle volte ancora più belli. Preferisco non assumermi in toto la responsabilità o tutto il positivo di questo percorso: voglio prenderlo come un dono di Dio, che ci ha dato un tale e siffatto talento, tanta fortuna e un pubblico bello e variegato che dopo cinquant’anni continua a seguirci. Sono felice di portare avanti questo sogno, che altrimenti sarebbe rimasto relegato alle grandi canzoni di successo e alla reunion di qualche anno fa. Sono contento di aver preso in mano un repertorio forse meno esplicito ma ancora più bello da portare in teatro, sono sinceramente entusiasta per il riscontro che sto avendo.

Dodi Battaglia: “Con il Perle – Mondi senza età tour ho realizzato un mio sogno”

VELVET: Da questo tour uscirà anche un disco. Quando uscirà?

DB: La registrazione avverrà a Roma il 25 gennaio, mentre il disco uscirà a metà marzo, anticipato dal lancio di un singolo molto particolare, cui tengo tantissimo. Si tratta di un brano che ho voluto musicare a partire da un’idea di Giorgio Faletti al quale ero molto affezionato. Noi correvamo in macchina insieme ed eravamo molto legati, eravamo quel tipo di amici che quando si vedevano spegnevano i grandi riflettori ai quali erano sottoposti, si mettevano una tuta da pilota e in auto ci scambiavamo confessioni da uomini di spettacolo. Musicando questo pezzo, ho voluto finire l’idea che Giorgio aveva già messo sulla carta. All’interno di questo disco ci sarà dunque questa canzone che io trovo straordinaria, molto toccante, commovente, come sanno essere tutti i brani che Giorgio ha scritto per la musica. Le sue sono sempre state canzoni che ti strappano l’anima e il cuore, brani di grandissima profondità e spessore. Questa sarà la perla delle perle. Il disco uscirà live con quasi 40 brani tratti dal repertorio dei Pooh, e a questo repertorio sarò unito questo brano registrato in studio per dare onore a quello che l’amicizia e al grande lavoro di un grande autore italiano che ha venduto oltre un milione di copie in tutto il mondo. Questo brano verrà lanciato come singolo prima dell’uscita del disco stesso.

Nel prossimo disco di Dodi Battaglia anche una canzone scritta da Giorgio Faletti

VELVET: In tutti questi anni di carriera, lei hai visto cambiare l’Italia e gli italiani. Come trova il Paese di oggi?

DB: Il paese di oggi lo vedo un po’ più frettoloso che in passato. Mi piace però essere ottimista, ho figli e nipoti quindi devo essere positivo. Vedo l’Italia frettolosa, con tempi più veloci, contatti umani meno profondi, discorsi che si fanno sempre meno guardandosi negli occhi, con rapporti interpersonali meno importanti. Dall’altra parte, però, vedo maggiore facilità negli scambi, nella acquisizione dei dati. Per quanto riguarda il mio settore, nella fattispecie, devo dire che lo studio della musica era tendenzialmente riservato a chi aveva la possibilità di pagare un insegnante o di iscriversi al conservatorio. Oggi, grazie a Internet e ai tempi più rapidi in cui si evolvono le cose, si ha la possibilità di mettersi a studiare, di diventare musicisti stando sedurti a casa. Ai nostri tempi, essendoci la necessità del confronto con gli altri musicisti, difficilmente si riusciva a fare questo mestiere se non si aveva l’ok almeno indicativo delle persone che si avevano di fronte. Oggi basta mettere un brano o un video su Internet e si può ottenere un grande successo in pochissimo tempo. Manca forse un po’, agli artisti ma anche a tutti noi in generale, il rapporto umano, il fatto di guardarsi in faccia. Con i miei colleghi, quando scrivo e scrivevo dei brani, ad esempio, non vedevo l’ora di guardarli in volto per verificare se il mio entusiasmo iniziale fosse una cosa soggettiva o condivisa. Non c’è niente di più bello del vedere molte persone che gioiscono per la stessa cosa per cui gioisci tu, se poi l’hai anche creata è ancora meglio. Questo comunque è un trend non solo italiano ma internazionale: bisogna prenderne il lato positivo, nel senso che questo ci permette ora di suonare in un attimo con un musicista che sta a Los Angeles come a New York o a Roma o a Milano. E’ più facile dialogare in questo modo, cosa che ai nostri tempi non era pensabile se non a costo di prendere dei nastri e andare in giro per il mondo.

VELVET: Il suo tour si chiama “Perle”, ma quali sono le perle dell’Italia di oggi?

DB: Credo che le perle dell’Italia di oggi siano le stesse di cinquant’anni fa: il turismo, l’intraprendenza, il talento non solo artistico in senso stretto ma anche di chi ad esempio disegna le Ferrari, di chi crea abiti, di chi si inventa un modo nuovo di andare in vacanza, o una nuova forma di bed & breakfast. Queste sono le perle del nostro Paese, non sicuramente l’Italia di quelli che rimangono seduti ad aspettare un treno che passa; negli anni l’Italia è andata avanti prendendo al volo dei treni che passavano. Se ci riferiamo alla musica, invece, le perle di oggi sono spesso le stesse che c’erano quando ero bambino io, quindi Adriano Celentano, Mina, Gianni Morandi, i Pooh, Fiorella Mannoia. Credo che alle perle di un tempo si aggiungano le perle quotidiane, viviamo in un mondo di grande comunicazione.

Dodi Battaglia: “L’Italia di oggi? Più frettolosa che in passato ma sempre creativa”

VELVET: Cosa pensa della musica rap e trap, che va tanto di moda oggi in Italia e nel mondo?

DB: Sono un musicista, per cui amo la musica in tutte le sue accezioni e in tutti i suoi generi (classica, lirica, jazz, pop, sinfonica). Sto dalla parte dei musicisti sempre, indipendentemente dal genere. Devo ammettere che la musica che mi coinvolge di più non è esattamente quella che va di moda adesso: sono molto più legato all’armonia, alla melodia, al tessuto ritmico tipicamente italiano. Dall’altra parte però non sono di quelli che dicono “più andiamo avanti più andiamo indietro”, credo che ci sia del buono e del molto buono in certe realizzazioni artistiche contemporanee. Il mondo va avanti, se rap e trap sono un trend internazionale e non solo italiano, vorrà dire che c’è un motivo. Quando si affermano fenomeni così largamente popolari, una ragione c’è sempre.

VELVET: Che musica ascolta oggi Dodi Battaglia?

DB: Dodi Battaglia oggi ascolta i brani del momento, ma principalmente per il dovere professionale di rimanere al passo con i tempi: ammetto che appena apro il mio PC vado a vedere qual è la classifica dei brani più ascoltati, e me li studio. Quando invece mi va di sentire della buona musica, quella che io amo, ascolto la classica e la sinfonica, amo chiaikovski, gli autori dell’Ottocento de del Novecento, e adoro grandi musicisti come Chick Corea, John McLaughlin e i grandi dello stile fusion.

VELVET: Dopo tanti anni di carriera, in cui ha raccolto le sfide più svariate, cosa le manca oggi? Qual è la prossima sfida da affrontare?

DB: Non ho ancora ben delineato la mia prossima meta. Sono una persona che ha trasformato le esperienze fatte con gli altri in un bagaglio per quello che sono oggi la mia cultura ed esperienza, la mia capacità di suonare. Nella mia vita ho collaborato con artisti del calibro di Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Mia Martini, Vasco Rossi, Tommy Emmanuel che è il più grande chitarrista del mondo. Dal mio destino, dalla mia credibilità e da ciò che ho collezionato sinora, mi aspetto una ennesima collaborazione, di quelle gratificanti e che portano bene.

 

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