“Il mio nuovo brano? Un invito a fermarsi e ad agire subito per migliorare il futuro”. The Leading Guy lancia “Black” e si prepara a pubblicare il suo secondo album

Ha uno pseudonimo inglese ma è italianissimo, bellunese di nascita e triestino di adozione (“Il mio nome d’arte deriva dall’omonima canzone di Micah P. Hinson, cantautore statunitense con cui stavo in fissa all’inizio del mio percorso”). Ha poco più di trent’anni ma una maturità artistica che affonda le sue radici nella profonda conoscenza del cantautorato italiano classico (“Sono cresciuto ascoltando De Gregori, De Andrè e Guccini”) e che si è sviluppata attraverso lo studio e la passione per gli autori britannici. The Leading Guy si prepara ad affrontare il nuovo anno facendo gli ultimi ritocchi al suo secondo album (in uscita nei primi mesi del 2019) e continuando ad esibirsi per il suo pubblico (stasera sarà al Capitol di Pordenone, il 29 dicembre a Le Mura di Roma).

Lo raggiungiamo al telefono per parlare innanzitutto del suo nuovo singolo dal titolo “Black” (dal 14 dicembre su tutte le piattaforme digitali, https://goo.gl/eH4omg), che segna un cambiamento di rotta abbastanza importante rispetto alle sonorità scarne del suo primo album “Memorandum” (2015) e che sembra lanciare un grido di allarme sul presente e sul futuro dell’umanità.

BLACK è un brano duro e diretto, è un analisi sulla direzione allarmante in cui sta andando il nostro mondo. Nella sua composizione sono stato molto ispirato da “La strada” di Cormac McCarthy, un libro post apocalittico pazzesco, che mi ha chiarito le idee. Usando la musica voglio esprimere la mia preoccupazione per quello che sta accadendo, per il disfacimento totale dei rapporti umani e per i danni che stiamo facendo all’ambiente. Il testo inizia dicendo “Black like eternity”, nero come l’eternità, come il colore che avvolge il nostro passato e il futuro, lo scenario è spoglio, con freddi alberi morti, una terra desolata e polverosa. La frase chiave della canzone però dice “In my mind we’re running free” cioè nella mia mente corriamo liberi, dove correre significa lavorare verso un traguardo migliore partendo dalla desolazione totale. Un po’ di speranza per il futuro c’è, ma credo che dobbiamo fermarci e iniziare ad agire subito. “Black like eternity” è quasi una domanda: cosa lascerò all’eternità? Di fatto, nella nostra vita quotidiana, sembra che non facciamo nulla, puntiamo all’eternità ma non lavoriamo per arrivarci. Ciò che mi spaventa è la mancanza di responsabilità civica e morale individuale. Non sono negativo di solito, sono un’ottimista, ma ora vedo, anche in me, che non siamo legati l’uno all’altro in nessun modo. Questa canzone vuole essere anche una sorta di provocazione, una reazione contro i sorrisi e i “va tutto bene, siamo tutti perfetti” di Instagram, è un brano che vuole colpire come un pugno allo stomaco.

“Black”, il nuovo singolo di The Leading Guy è duro e diretto, “la mia personale linea d’ombra”.

Una canzone tosta e compatta, “la mia personale linea d’ombra” la definisce The Leading Guy, che aggiunge “è la canzone che dà un senso a tutto ciò che ho cantato sino ad oggi”. Due minuti soltanto e un testo che colpisce feroce e crudo con quel “The sun will never come in my land, in my heart” (il sole non arriverà mai nella mia terra, nel mio cuore) e che picchia altrettanto duro su sonorità decise e talora sinistre. Si sente che il songwriter di “Oh Sister” e “The Peach” è cresciuto rispetto al suo album di debutto “Memorandum” (un lavoro minimal ed essenziale, in cui a dominare erano voce e chitarra), e si è evoluto nella stesura delle canzoni e nella produzione melodica.

I testi per me sono sempre stati importanti, e ho sentito che nel nuovo album avevano bisogno di avere la musica giusta intorno. Ad esempio, un brano come BLACK necessitava di un contorno melodico che solo la chitarra e la voce non avrebbero potuto fornire. Nell’album troverete comunque anche canzoni soul ed altre più allegre. La fase di scrittura è stata del tutto diversa: avevo scritto “Memorandum”sapendo che lo avrei registrato da solo, con pochi amici musicisti, sapevo bene che sarebbe stato un disco essenziale, scarno. Era un lavoro nato quasi per caso grazie ad Enrico Decolle, un caro amico musicista che mi ha aiutato a trovare il coraggio di registrare quelle canzoni. Per questo nuovo album c’era bisogno di una produzione. Ho sempre avuto un approccio autarchico alla musica, e ho scoperto che è un errore, soprattutto per il secondo disco. Quindi ho deciso di coinvolgere innanzitutto Taketo Gohara come produttore, e poi tutti i musicisti fenomenali con i quali lui collabora sempre. Mi sono posto in modo nuovo nei confronti del lavoro, chiedendo pareri diretti e consigli reali al produttore e ai miei collaboratori, cosa che non avevo mai azzardato prima in musica.

Il videoclip di “Black” è stato girato interamente a Zagabria, ed è diretto da Darko Drinovac, uno dei più importanti registi cinematografici e di video musicali della penisola balcanica.

 

Non ha ancora deciso il titolo del suo secondo album, che comprende anche la ritmata e orecchiabile “Land of Hope” (entrata nella Viral50 di Spotify Italia e Spotify Svizzera) e la ballabile “Times”. E’ però chiaro che questo lavoro (che sarà pubblicato da Sony Music) segna una decisa svolta artistica e stilistica per The Leading Guy.

Ho scritto questo disco mentre stavo compiendo trent’anni, un traguardo che non ho vissuto affatto bene. Mi sono sentito addosso un forte e pesante senso di responsabilità, e proprio da lì sono nate BLACK e altre parti dell’album. Si è sviluppata in me quella presa di coscienza che si acquisisce quando si compiono trent’anni, quella consapevolezza che il mondo ora è nelle mani mie e di tutti quelli della mia generazione. E’ un po’ la fine di alcune illusioni, la realizzazione che dobbiamo avere maggiore responsabilità. Questo è un disco vissuto, che ho scritto correndo e vivendo: ogni giorno è cambiato qualcosa mentre lo scrivevo e BLACK rappresenta la vera partenza del mio nuovo corso artistico.

Canta solo in inglese (“l’italiano mi emoziona tantissimo ma non sono in grado di usarlo per emozionare gli altri, l’inglese mi viene più semplice” ci dice) e il suo percorso musicale, in questi ultimi due anni, si è arricchito anche grazie alle molteplici esibizioni live in apertura dei concerti di artisti italiani e internazionali, quali Ben Harper, i 2Cellos, Jack Savoretti, Max Gazzè e Niccolò Fabi.

Ho avuto la fortuna di lavorare con artisti che sono molto diversi tra loro, ma sono accomunati da una grandissima professionalità. E’ stata un’esperienza fondamentale per capire come si fa questo mestiere in termini di serietà, di precisione, di puntualità, di impegno e di rigore. Se si vuole arrivare ad alti livelli bisogna impegnarsi e lavorare sodo, in modo molto serio e preciso. Fare questo tipo di gavetta mi ha arricchito, mi ha fatto capire nel profondo cosa vuol dire fare il musicista.

Il secondo album di The Leading Guy esce nel 2019, anticipato dai singoli “Black”, “Land of Hope” e “Times”

Quanto alla sua opinione rispetto al panorama musicale italiano, The Leading Guy confessa.

Conosco poco il cantautorato italiano, i nomi che girano adesso non mi fanno impazzire ma ammetto la mia ignoranza in materia. Posso dirti che il mio cantautore italiano preferito è Emanuele Colandrea, che è citato molto poco ma secondo me è un genio incompreso. Mi piace molto Brunori Sas, che ha portato una ventata di leggerezza nel panorama cantautorale italiano. In generale ascolto molto di più la musica britannica, e gli ultimi due concerti che mi hanno esaltato veramente sono stati quello di Paolo Conte e lo show di PJ Harvey.

The Leading Guy, in concerto al Capitol di Pordenone il 15 dicembre e a Le Mura di Roma il 29 dicembre

Insomma, duro lavoro, serietà, tanta gavetta e talento sembrano essere gli ingredienti fondamentali del percorso intrapreso da The Leading Guy, che non crede nei talent show musicali come mezzo per farsi notare e iniziare una carriera nel mondo delle sette note.

Mi è stato chiesto di partecipare a un talent show, ma io non ci credo: non è una questione di giudizio, ma numeri alla mano non mi sembra che funzionino. In 12 edizioni di X Factor, ad esempio, sono davvero pochi i cantanti che sono riusciti a farsi strada nel panorama musicale. Sono convinto che uno come Marco Mengoni, ad esempio, ce l’avrebbe fatta comunque, anche senza partecipare a quel talent, che anzi forse l’ha addirittura rallentato. Gli artisti che vanno avanti lo fanno perché hanno veramente talento, se ogni vincitore avesse fatto carriera magari ci avrei provato anche io, ma non è così. Oltretutto non mi piacciono le gare musicali: le trovo uno spettacolo televisivo, e si sa che la tv aiuta la musica ma non è musica.

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