Remo Anzovino, dopo il successo a Londra ora è nei teatri e nei cinema italiani con gli impressionisti

Un grande successo di pubblico e di critica appena ottenuto al London Jazz Festival, una tournée teatrale in pieno svolgimento, un film d’arte che sta per uscire al cinema. E’ un periodo davvero denso di attività e soddisfazioni quello che sta vivendo Remo Anzovino, talentuoso pianista, tra i più originali e innovativi compositori in circolazione.

Appassionato, vulcanico, estremamente creativo, Anzovino si sta preparando a tornare nei principali teatri italiani con la tournée “La grande storia dell’impressionismo” (domenica 25 novembre all’Auditorium Paganini di Parma, il 26 novembre al Teatro Filarmonico di Verona, il 29 novembre al Teatro Creberg di Bergamo, il 30 novembre al Gran Teatro Geox di Padova, solo per citare le date più vicine), spettacolo in cui le composizioni originali al pianoforte dell’artista pordenonese accompagnano e scandiscono il racconto del critico Marco Goldin in un viaggio attraverso l’arte di fine 800. Interrompiamo il Maestro Anzovino durante le prove che precedono la performance al teatro di Parma; lui risponde con gentilezza e attenzione alle nostre domande, e così inizia una piacevole chiacchierata che prende le mosse proprio da “La grande storia dell’impressionismo”.

Remo Anzovino, dal 25 novembre nei teatri italiani con lo spettacolo “La grande storia dell’impressionismo”

ANZOVINO: È uno spettacolo davvero unico perché alla musica unisce la narrazione di Marco Goldin, che in modo molto accessibile e con grande ricchezza di contenuti, riesce a disegnare la parabola della storia delle origini dell’impressionismo, fino ad arrivare a Van Gogh e Gauguin. L’unicità dello spettacolo risiede nel ruolo che ha la musica, che diventa una sorta di liquido amniotico ed emotivo sul palcoscenico; lì io, con il mio pianoforte a coda, determino una serie di emozioni, conferendo una punteggiatura emotiva alla narrazione, sia grazie a cinque momenti di asssolo completo, sia grazie ad altre parti in cui interagisco con Marco. La cosa che rende davvero unico questo spettacolo sono i 50 metri quadri di video a ledwall che creano una scenografia straordinaria, per cui il racconto per narrazione e quello per musica sono sempre sottolineati da una serie di immagini in movimento: si tratta dei luoghi degli impressionisti, che sono stati ripresi appositamente da Fabio Massimo Iaquone e Luca Attili, e che si intrecciano con alcuni famosi dipinti degli impressionisti. La cosa formidable è che noi ammiriamo ad esempio il dipinto della scogliera di Monet, e subito dopo vediamo l’inquadratura di quel luogo oggi che si trasforma nel quadro, pixel dopo pixel. Il passaggio dall’immaginazione alla realtà è una delle caratteristiche più belle dello spettacolo, che consiglio vivamente a tutti.

Classe 1976, pordenonese di nascita ma napoletano di origine, Anzovino (avvocato penalista laureatosi all’Università di Bologna) studia musica da quando era bambino. L’arte è sempre stata una presenza importante e costante nella sua vita: negli anni si è occupato della sonorizzazione di diverse mostre (tra le altre quella del pittore Ottavio Sgubin Barboni a Roma, e quella dello scultore Guerrino Dirindin a Pordenone) e ha curato la colonna sonora di film evento come “Van Gogh tra il grano e il cielo” e “Le ninfee di Monet, un incantesimo di acqua e luce”, al cinema il 26, 27 e 28 novembre. Compone per sé stesso e il suo pubblico (il suo album più recente, l’ottavo dal titolo “Nocturne” è uscito nel 2017), ma realizza anche lavori che coinvolgono il cinema, la musica, le arti figurative.

ANZOVINO: In generale posso dire di avere un doppio piano di scrittura. Quando compongo per un progetto mio, uso una tecnica di scrittura più personale: quando faccio un album, è come se fosse il mio film, un’opera di cui sono regista, sceneggiatore, creatore, sono colui che suggerisce la storia, i dialoghi la narrazione. Quando invece scrivo per un’altra disciplina (il cinema, il teatro, il balletto, le arti figurative) cerco di creare tantissimo e di lavorare il più possibile insieme agli altri: in quel caso è sempre un lavoro collettivo, in cui io o la responsabilità di un reparto fondamentale, ma mi piace mettermi in ascolto con il regista, il montatore, il direttore della fotografia se si tratta del cinema. Cerco sempre di essere essenziale, puntuale per servire la scena nel modo meno scontato, più accurato e tridimensionale possibile.

Remo Anzovino ha realizzato la colonna sonora del film “Le ninfee di Monet, un incantesimo di luce e acqua”, al cinema il 26, 27 e 28 novembre

Quanto al lavoro svolto per la colonna sonora di “Le ninfee di Monet”, distribuito da Nexo Cinema, Remo Anzovino ha spaziato in tre tipi di composizione musicale.

ANZOVINO: Ci sono stati due grandi starter di questa colonna sonora che considero importantissima perché mi ha permesso di fare un viaggio meraviglioso e completamente diverso nei suoni. Il primo input è stata la lettura del libro di Ross King “Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna” (libro che è alla base del film, ndr). Quest’opera mi ha folgorato perché mi ha fatto immaginare alcune cose in maniera molto precisa. Poi devo dire che l’immagine, la visione di Giovanni Troilo che firma la regia, è stata fondamentale perché, oltre ad aver diretto in maniera eccelsa il suo film, è un grande fotografo. La grande forza di quest’opera risiede proprio in questo, cioè la qualità della luce, delle inquadrature, l’originalità dell’utilizzo della camera ad infrarossi per farci rivivere la sensazione di deterioramento dei colori, visto che Monet nel corso della sua vita perse gradualmente la vista. Tutti questi elementi hanno determinato anche per me delle scelte musicali che hanno condotto a una partitura originale, che ho giocato su tre piani, quello elettronico, quello orchestrale e quello sinfonico. Sulla base anche del titolo del film (“Le ninfee di Monet, un incantesimo di acqua e di luce”) ho cercato spasmodicamente dei suoni che potessero riprodurre quel tipo di incantesimo. Per questo ho lavorato molto con una musica elettronica estremamente poetica e ancestrale, quasi come se l’elettronica ci consentisse di stare nello stagno di Giverny, di sentire i rumori di quei luoghi, la sua fauna. L’altro piano è stato quello sinfonico, perché la grandiosità di alcune inquadrature e i totali, richiedevano la forza di una orchestra sinfonica. Infine, ho lavorato anche su un piano cameristico.

“Le ninfee di Monet”, una colonna sonora emozionante a cura di Remo Anzovino

La musica per il cinema da sempre occupa un posto privilegiato nella carriera di Remo Anzovino che nel 2002 iniziò, quasi per caso, una collaborazione con la Cineteca di Bologna. Il suo ruolo? Realizzare le musiche di accompagnamento per i più importanti film muti della storia. Un’esperienza assolutamente cardine nello sviluppo musicale futuro del grande musicista pordenonese, capace di fornirgli esperienza e di dargli un metodo lavorativo rigoroso.

ANZOVINO: Lavorare per il cinema per me è stata una grande fortuna e una grande palestra. Ero poco più che ragazzino quando, nel 2002 ebbi la possibilità di sostituire Marco Dal Pane (un grande musicista che da sempre lavora con la Cineteca di Bologna) che quella sera non poteva eseguire la colonna sonora di “Nanuk l’Eschimese”. Per una serie di rocambolesche coincidenze quella sera lo feci io, pur senza alcuna esperienza. Riuscii a tirar fuori evidentemente delle emozioni, e qualcuno si accorse che avevo qualcosa da dire e da esprimere, un linguaggio interessante. Per me è stato come un sussidiario, aver lavorato in quel periodo per 30 film muti (quasi tutti dei capolavori veri) è stato come imparare una grammatica e una sintassi dell’arte che si basa sulle immagini in movimento del cinema. Quell’approccio e quelle regole mi sono rimasti quando poi sono passato a realizzare colonne sonore per film come faccio oggi. Il segreto che ho imparato è quello di vedere le immagini che mi arrivano tante volte, soprattutto lontano dal pianoforte o da qualsiasi supporto musicale dove potrei buttar già subito un’idea. La musica per un racconto cinematografico nasce sempre lontano dal film, nel senso che dopo che ho rivisto tante volte le scene, lo abbandono, e cercando poi di ricordare le emozioni che mi ha suscitato una determinata storia, al pianoforte nasce la musica e segue il lavoro artigianale di costruzione della colonna sonora.

Il cinema come lavoro ma anche come passione per Remo Anzovino.

ANZOVINO: Amo molto il cinema, ci vado spesso e nel mio studio ho uno schermo molto grande, un proiettore collegato al mio impianto audio che mi consente un ascolto importante, quindi costantemente guardo film e vado anche spesso in sala. E’ sempre una grande esperienza andare fisicamente al cinema, è emozionante sedersi sulle poltroncine e assistere alle proiezioni di lavori cui ho collaborato personalmente, e di film che ti gusti da spettatore. E’ bello sedersi accanto a persone che non si conoscono, avere con loro uno scambio di opinioni, immergersi nella magia del surround e delle immagini che scorrono sul grande schermo: è un’emozione che solo la sala può dare e spero che le persone continuino ad andarci nonostante il diffondersi di altri metodi di fruizione del cinema.

Sono molti i film che mi hanno colpito e influenzato, da “Il diario di una donna perduta” di Georg Wilhelm Pabst del 1929 a “C’era una volta in America” di Sergio Leone, dai film di Peter Greenaway ai capolavori di Stanley Kubrick, da “Metropolis” di Fritz Lang ai film di Pier Paolo Pasolini (che ho a mio modo celebrato con il progetto del 2015 intitolato “L’alba del tram -Canzone per Pasolini”).

Il film italiano cui sono più legato, che ha segnato in maniera indelebile il mio immaginario, è “Regalo di Natale” di Pupi Avati. Trovo che sia uno dei film italiani più belli che siano mai stati prodotti. Riesce a essere tutto con poco, con niente riesce a descrivere in maniera letteraria i suoi personaggi e la cattiveria che hanno i protagonisti e la storia. C’è anche una grandissima colonna sonora curata da Riz Ortolani.

Anzovino: “Regalo di Natale” di Pupi Avati è uno tra i più bei film mai prodotti in Italia

Remo Anzovino è reduce da un grandissimo successo: lo scorso 21 novembre si è esibito alla Purcell Room di Londra nell’ambito del London Jazz festival, una delle più importanti manifestazioni di settore al mondo che lo ha inserito nel cartellone principale assieme a Bobby McFerrin, Archie Sheep, Bill Frisell e tanti altri. Un’emozione grandissima, un vero e proprio trionfo per il Maestro Anzovino, che ha ricevuto una lunga e sentita standing ovation al termine della sua performance.

ANZOVINO: Suonare a Londra è stato un vero e proprio test, ed è stato molto importante perché mi sono esibito in una delle sale più prestigiose, nell’ambito di un festival famoso a livello Internazionale. E’ stato qualcosa di meraviglioso. Chi fa la musica sa che ci sono tante vie per suonare a Londra; io ho sempre evitato scelte forzate perché speravo di essere invitato dagli inglesi a suonare per loro, volevo fare un test sulla mia musica a Londra, e l’esito è stato talmente positivo che credo che non sarà l’ultima volta.

Remo Anzovino, per lui standing ovation a Londra nell’ambito del London Jazz Festival

Quanto al suo rapporto con la musica leggera italiana contemporanea, il Maestro Remo Anzovino afferma.

ANZOVINO: Io ascolto tutta la musica, da quella del 1500 a quella contemporanea, senza limiti né steccati di genere che trovo piuttosto stupidi. Mi pare che oggi ci sia uno scenario che dal punto di vista discografico è tornato agli anni 60, quando c’erano i 45 giri. E’ mutato lo scenario di marketing musicale, il concetto di album è diventato relativo, per la maggior parte delle persone funziona la musica per singoli; chiaramente, dal mio punto di vista, faccio un altro tipo di musica, il pubblico che segue me cerca ancora il concetto di album. In questo momento il cantautorato è stato soppiantato da tutta la scena hip hop, trap, rap e questo va bene, nel senso che ora la moda è questa, funziona questo. Oggi trovo molto forte ad esempio Fabio Rovazzi, il suo è un progetto interessante, si capisce che lui è uno intelligente, che cura i video in maniera eccezionale, e in qualche modo sa fare cose che sono descrittive del nostro tempo, dal suo punto di vista. Tra gli autori più vicini alla mia generazione, amo molto Fabri Fibra e Caparezza, trovo che siano artisti di grande spessore.

Anzovino: mi piace molto il progetto musicale di Rovazzi, adoro Fabri Fibra e Caparezza

L’appuntamento con Remo Anzovino, dunque, è al cinema o a teatro. E fidatevi, ascoltarlo è un grande regalo e una profonda emozione.

Di seguito le date dello spettacolo “La grande storia dell’Impressionismo”

25 novembre PARMA – AUDITORIUM PAGANINI
26 novembre VERONA – TEATRO FILARMONICO
29 novembre BERGAMO – TEATRO CREBERG
30 novembre PADOVA – GRAN TEATRO GEOX
4 dicembre TORINO – TEATRO ALFIERI
6 dicembre ROMA – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA SALA SINOPOLI
23 gennaio FERRARA – TEATRO COMUNALE CLAUDIO ABBADO
1 febbraio FIRENZE – TEATRO OBIHALL
9 marzo MANTOVA – TEATRO PALABAM
14 marzo BOLOGNA – TEATRO DUSE

Photo Credits: Simone Di Luca

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