EDO: “Futuro in Ritardo è il disco che ho sempre sognato da quando avevo 16 anni” [ESCLUSIVA]

VelvetMag ha intervistato in esclusiva EDO, pseudonimo di Edoardo Cremonese, artista padovano che lo scorso 5 ottobre ha rilasciato il suo ultimo album Futuro in Ritardo, con etichetta discografica Garrincha Dischi. Scoprite cosa ci ha raccontato!

Ciao Edo! Il 5 ottobre è stato rilasciato Futuro in Ritardo, tuo quarto lavoro discografico in studio, se non sbaglio! E’ un album che da continuità oppure ci sono dei cambiamenti significativi rispetto ai lavori pubblicati in passato?                                                                                                                                     

Ciao Alessio. Si, ci sono un paio di cambiamenti rispetto al passato. Per prima cosa sicuramente i testi: sono molto meno ironici, prima mi capitava di inserire spesso delle battute, delle gag o dei giochi di parole ora credo sia diventato tutto molto più diretto e “preciso”. Anche il sound e gli arrangiamenti sono più essenziali, prima andavo più alla ricerca di suoni particolari, ora ho voluto tirare fuori semplicemente un sound più diretto possibile, suonando nella maniera che ci veniva più “comoda” e naturale. Non sono stati cambi totalmente volontari, semplicemente io sono cambiato rispetto agli album precedenti e di conseguenza sono cambiate anche alcune cose.

Ascoltando i pezzi sembra che il tema centrale di questo disco sia l’amore verso una persona in particolare. Cosa ti sei sentito di comunicare con questo album?                                                                   

Si, ci sta. Io scrivo i pezzi dunque per forza di cose è qualcosa che viene dalla mia vita “personale”, ma quello che ho sempre avuto in testa mentre realizzo le canzoni è di trattare tutto quello che viene da me in maniera più universale e condivisibile possibile. Quello che volevo comunicare di preciso non so dirtelo, però posso dirti che i pezzi una volta che escono molto spesso prendono altri significati, probabilmente perché chi ascolta si immedesima e fa diventare la canzone anche sua.

Il sound di Futuro in Ritardo si rifà a quello che te e la tua band I Bucanieri fate emergere dal vivo. Solamente chitarre, batteria, basso, voce e cori con l’eccezione del pianoforte. Perché questa scelta? 

Perché mi sembrava la cosa più giusta per questi pezzi, adesso. In un momento in cui tutti costruiscono muri di sintetizzatori, pad e tastiere, io ho voluto andare in un altra direzione. Per me la chitarra è la cosa centrale ora. E’ il disco che ho sempre sognato di fare da quando avevo 16 anni.

Cosa ti ha spinto ad intitolarlo Futuro in Ritardo?

Sento che sta cambiando tutto molto velocemente nell’ultimo periodo, ma allo stesso tempo avverto una sensazione di stallo.

Farai un tour a supporto di questo album con la tua band, I Bucanieri?

Sì, ecco le prime date: 20/10 Parma “ZU”; 02/11 Padova “Hall Music”; 23/11 Milano “Rock n’Roll (kilt)”; 01/12 Prato “Capanno Black Out”; 08/12 Cavriago (RE) “Kessel”; 09/12 Treviso “Home Rock Bar”; 14/12 Torino “Pop”; 21/12 Pordenone “Pop-it”. Per ora sono queste.

Sempre a proposito degli album precedenti, compreso Futuro in Ritardo, qual è quello che preferisci e con il quale ti identifichi maggiormente?

Futuro in Ritardo, perché è quello più recente, ma ogni album alla sua uscita mi identificava benissimo.

Leggendo la tua bio ho notato che sei anche autore e hai firmato pezzi per i Bluebeaters e per Lo Stato Sociale. Posso chiederti quante canzone hai scritto e se puoi dirmi qualche titolo?

Con Lo Stato abbiamo scritto Buona Sfortuna, mentre io ed Albi Cazzola abbiamo scritto Inverno Stupendo per i Bluebeaters.

Quali sono gli artisti ai quali ti sei ispirato finora nel corso della tua carriera?

Antonio Albanese, Damon Albarn, Samuele Bersani, Charles Bukowski, eccetera. Dipende anche un pò dai periodi.

Photo credits Ufficio Stampa

 

 

 

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