Sette AFK: “Vivo i generi musicali come linguaggi, dialetti per esprimere concetti” [ESCLUSIVA]

VelvetMag ha intervistato in esclusiva Sette AFK, pseudonimo di Adriano Vecchio, compositore, sound designer e polistrumentista da sempre incline alla sperimentazione. Scoprite cosa ci ha raccontato!

Salve Adriano! Il 4 settembre è stato rilasciato 79 Degrees, che insieme a Hello World 1964 fa parte dell’album I/O Side. Sarà un album incentrato interamente sulla musica elettronica oppure ci sarà qualche traccia diversa da queste prime due?                                                                                                         Ciao Alessio. Innanzitutto complimenti perché siete una bella realtà. Vera. Toccate la materia “musica e arte” con professionalità, sensibilità e bilanciata ricerca giornalistica. Sono felice e anche onorato nel far due chiacchiere con voi. Torniamo al quesito. I/O Side gioca sulle parole input/output, un classico nell’ambito musicale moderno e dell’elettronica o informatica in generale. In realtà I/O  sta per  IN side / OUT side, un viaggio emotivo tra quello che ho dentro e quello che mi giunge dall’esterno. I/O side è una “collezione” di brani eterogenea dove il comune denominatore, il collante di tutto, è l’elettronica. Ci saranno tracce diverse da queste due? Si, sono molto varie. Questo album purtroppo o per fortuna non è stilisticamente blindato in un’ unico linguaggio.

Per quando è previsto il rilascio?                                                                                                                                      Inizio 2019. L’idea è gennaio. Sicuro possiamo confermare la nostra prima esposizione ufficiale del live nella città di Torino all’Off Topic club il 25 gennaio. La nostra in quanto saremo in tre, Alessandro Raspaldo (percussioni e ritmica) e Giovanni Corgiat (tastiere e giocattoli per nerd) sono fondamentali nella performance. Poco dopo saremo al nuovo Sonar Club sempre qui a nord ovest. Questi i warm up.  Se parametri esterni alla costruzione artistica non porteranno ritardo l’uscita di tutto “sto casino” sarà gennaio 2019 in combinazione con la gestione delle date.

Verranno rilasciati altri singoli prima dell’uscita dell’album?                                                                                    Si. Spoiler (to spoil). Nell’album, come ormai è classico ammettiamolo, vivono alcune featuring ossia collaborazioni con altri artisti. Una di queste feat ha appuntamento il 31 ottobre: At 3 a.m., brano electroswing energetico e ironico con un videoclip in stile Halloween. In At 3.A.M. la parte vocale è affidata alla cantante torinese Lù Renè, attualmente impegnata nella scrittura di un Ep tra il noir e il trip hop londinese. Nel videoclip a farci compagnia c’è quel bestione di Costantino Galeazzo, bodybuilder di livello internazionale. E tanti veri amici. Al trucco la stupenda Elsa Ciullo, make up artist già nel settore con il video di Compro Horror di Caparezza. In dicembre presenteremo invece il “ballad” dell’album, Sky Above me. Nel brano a sfondo motivazionale troviamo alla voce il cantante sardo di origine sud americana Paulinho. Una voce stratosferica in un videoclip perso nel disgelo delle alpi. Volevo quello stile. Sono più che “preso” dalla sua presenza. A questo punto spoileriamo tutte le feat e chiudiamo il discorso con un duetto con Afu-ra, rapper americano che vede tra le produzioni Dj Premier e Marley. Scritto così sembra chissà che cosa, ma alla fine sono amicizie ed esperienze goliardiche, tutto li.

Leggendo la sua bio ho notato che ha iniziato gli studi con la chitarra e il jazz, per poi passare successivamente a prendere un diploma in composizione di musica elettronica al Conservatorio di Torino. Cosa l’ha spinta a cambiare genere musicale e perché proprio la musica elettronica?              Io non ho un genere musicale preferito. Vivo i generi musicali come linguaggi, dialetti per esprimere concetti, inviare messaggi e/o vivere un’esperienza. Ho cominciato con gli strumenti a corde e sicuro la chitarra classica è parte del mio dna.  Ho collaborato da produttore e in alcuni casi in live da chitarrista o bassista con Taluna (World music), In Vivo Veritas (cantautorato) Poor Man Style (raggae sopra le righe), Willie Peyote, Afu-ra, MediaSolution (ora stabili in Los Angeles). Attualmente collaboro con i freschi pop/indie Nero Lumiere e sono impegnato con il trombettista di livello Johnny Lapio in un progetto vicino alla musica d’avanguardia. Con il compositore Henoel Grech ho una piacevole collaborazione fatta di idee di suoni steampunk per il cinema. Anche nell’organizzazione eventi siamo andati da Bassi Maestro (un abbraccio Bax) ai Demonology, side project elettronico aggressivo di Max e Ninja dei conosciuti Subsonica. Insomma, non ho cambiato genere perché non ho un genere. Ora ho voglia di Sette AFK. Amo Dvorak, quello si. E Ligeti. Tanti giri, tante cose ma alla fine quel che trovo ora importante è trovare il tempo per me stesso. Non ho mai provato il sonno polifasico ma un bacio devo darlo all’insonnia che, magari nel male, mi ha obbligato ad andare oltre il concetto di strumento e di genere. Forse perché non avevo ancora Netflix!

So che è specializzato in Arteterapia presso la Libera Accademia di Belle Arti di Brescia (LABA). Cos’è esattamente l’arteterapia?                                                                                                                                Secondo Aristotele l’arte dei suoni ha un potere liberatorio alleviante e catartico, di purificazione, di limitazione delle tensioni psichiche, ammettendo così l’utilità di tutti i generi di musica. Platone affermava che alcune melodie stimolano un certo stato d’animo. Come la più conosciuta musicoterapia, l’arteterapia prevede l’utilizzo di mezzi artistici, che siano strumenti musicali, pennelli, creta o altro per migliorare la condizione di vita di un individuo. E’ una nuova (per noi in Italia) modalità di approccio alternativa, parallela o di supporto alle tecniche terapeutiche, analitiche e motivazionali sull’individuo. L’utilizzo va dal clinico, al ludico semplice, allo sviluppo della creatività o condizioni affini.

L’attività concertistica l’ha portata ad esibirsi con diverse formazioni musicali su molti palchi in giro per l’Italia e l’Europa. Quali sono i festival ai quali ha partecipato e con quali band ha suonato?  Alcune sono formazioni  già citate poco fa. Sicuro mi manca un pò fare qualche gita oltre il confine. In Nord Europa fu fantastico: tutt’altro che mega concerti ma percepivo una sensazione di rispetto mischiata a burberità che difficilmente ritrovi nel mediterraneo e che mi è piaciuta. Con gli In Vivo Veritas abbiamo vinto il premio della critica al festival della Musica Italiana in Bruxelles. Era pieno di politici italiani del c***o come classico nostrano. Balla coi cinghiali è un festival più che riuscito e con la formazione reggae ho avuto stupende vibrazioni. Anche Ariano Folk Festival. Posso garantire che non sto a casa tutte le sere, ma le esperienze più interessanti, lo ammetto, le ho vissute fuori dai festival, con meno persone e più pazzi.

L’ultima domanda è più che altro una curiosità: da dove deriva il nome Sette AFK?                             Sette deriva un personaggio della saga fantascientifica di Star Trek. Rappresenta l’idea di avvicinarsi alla perfezione, utopica. E’ colpa del mio fratello maggiore. Tra il “trip” appena riassunto (male) e i risvolti magici del numero 7 si aggiunge AFK, acronimo anglofono di largo uso soprattutto nell’ambiente dei videogame online che sta per Away from keyboard. Ossia “sono lontano dalla tastiera”, “non sono al pc”, etc. “Nel tentativo di vivere meglio ed evolvermi sono lontano dalle solite robe”. Insomma, Sette AFK.

Photo credits Ufficio Stampa

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