Michael Jackson, la Corte d’Appello solleva la Sony dall’accusa di aver diffuso tre canzoni false

Dopo l’accusa di una fan contro i vecchi amici e produttori di Michael Jackson, accusati di aver venduto tramite l’etichetta Sony tre canzoni non autentiche del Re del Pop, la Corte d’Appello americana ha dichiarato che né la Sony né gli eredi di Jackson hanno colpa per i tre brani falsi.

La Corte Suprema di Los Angeles ha emesso il suo verdetto riguardo la questione delle tre canzoni contenute nell’album postumo di Michael Jackson, considerate non autentiche da una fan del Re del Pop. Secondo la Corte, né la Sony né gli eredi di Jackson hanno colpe riguardo l’eventuale presenza di tre brani falsi all’interno dell’album, brani creati dagli amici di vecchia data e produttori di Jackson, Eddie Cascio e James Victor Porte, e poi venduti alla casa discografica. Le canzoni incriminate sono appunto tre: Breaking News, Keep Your Head Up e Monster, secondo l’accusa cantate da un imitatore di Jackson, Jason Malachi.

Le indagini erano state aperte quattro anni fa, quando nel 2014 una fan di Jackson, Vera Serova, aveva presentato in tribunale una causa contro gli ex produttori della star, appunto Cascio e Porte, e contro la casa di produzione Angelikson Productions LLC, fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando la Sony con un comunicato ufficiale ha negato di aver mai confermato che i tre brani fossero stati incisi da Malachi, lasciando quindi il dubbio sulla reale paternità delle tre canzoni.

Infine la decisione dalla Corte d’Appello che solleva la major da qualunque accusa, decretando che né la Sony e né gli eredi di Michael Jackson potevano sapere se i brani prodotti da Cascio e Porte contenessero o meno la vera voce dell’artista morto nel 2009. A complicare le cose ci si è messo lo stesso Malachi, il presunto imitatore, che sette anni fa dichiarò sul suo profilo Facebook di essere stato lui a cantare i tre pezzi, per smentire il tutto.

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