Yombe: “Stiamo lavorando su concerti all’estero” [INTERVISTA]

Velvet Mag ha intervistato Yombe, coppia nella vita e sul palco, la cui musica – un elegante mix di elettronica, new soul e pop contemporaneo – li rende tra le rivelazioni italiane più interessanti e affascinanti degli ultimi tempi. Ecco cosa ha dichiarato il duo riguardo i loro progetti…

Insieme sul palco e nella vita: quant’è difficile conciliare questo due tipi di rapporti diversi?
Lavoriamo su questo punto quotidianamente cercando di preservare le nostre individualità. Farlo ha un’importanza vitale perché senza di queste non ci sarebbe nulla di interessante da raccontare, finiremmo col somigliarci al punto da rendere inutile la nostra collaborazione, che da sempre si basa sulla diversità oltre che sull’amore reciproco.

Come nasce GOOOD?
Tra le pause del tour in cui promuovevamo il nostro primo EP abbiamo continuato a scrivere. Non potendo ritagliarci un momento da dedicare esclusivamente al songwriting abbiamo appuntato delle bozze che in alcuni casi sono rimaste tali anche nel disco. Interludi come “No Looking Back” o “Uuhh Aahh” sono l’esempio perfetto di come abbiamo voluto condividere, immortalandole nel disco, delle tracce che avevano ancora una forma
acerba e che, in qualche modo, ci andava ugualmente di rendere pubbliche. Se da un lato la scrittura è stata molto impulsiva e di getto, dall’altro abbiamo maneggiato più a lungo i brani in termini di produzione. Quella fase per noi richiede una grande concentrazione e diversamente dalla scrittura necessita di tempi più lunghi.

Quali differenze ci sono rispetto al primo EP omonimo?
Nel primo EP si parla tanto di noi due. Ci eravamo fidanzati da poco ed abbiamo utilizzato le canzoni per comunicarci delle cose importanti, ma anche per studiarci a vicenda. Abbiamo raccontato quasi tutti gli step di una relazione nella sua fase iniziale, analizzando affinità e divergenze, ossessioni, paure e turbamenti. Con GOOOD invece abbiamo spostato il baricentro un po’ più all’esterno della sfera privata, interessandoci maggiormente a storie e vissuti di altri ed abbiamo affrontato alcuni temi in maniera più verticale e distaccata. Insomma è meno autobiografico e più universale.

Com’è nata la collaborazione con Carosello?
Sono stati i primi a credere nel progetto sin dagli esordi. Nel 2016 abbiamo pubblicato il videoclip di Vulkaan, totalmente autoprodotto e pubblicato da Locale Internazionale, una micro-etichetta. Quel video ha suscitato grande interesse tant’è che siamo stati contattati telefonicamente da Carosello il giorno seguente alla release. Non abbiamo mandato demo o fatto alcuna pressione, è nato tutto in maniera molto spontanea!

Quali sono le vostre influenze musicali?
Wildbird & Peacedrums, Art of Noise, SBTRKT, Craig David, Mura Masa, Kelela, Sevdaliza.

Avete aperto concerti di grandi artisti: ma c’è qualcuno con cui vi piacerebbe collaborare nello specifico?
Non sapremmo rispondere a questa domanda in senso astratto. Crediamo che le collaborazioni dovrebbero nascere dall’incontro di persona tra due artisti. A volte percepisci un contatto sul piano artistico ma finché non conosci personalmente un artista non puoi sapere se riusciresti veramente a tirar fuori qualcosa di buono da una collaborazione. Per noi il lato umano è fondamentale e prima di instaurare qualunque tipo di rapporto lavorativo o artistico dobbiamo sentire una vibrazione positiva.

Prossimamente dove vi vedremo?
Sicuramente in giro per tutta la penisola. Intanto si lavora su un po’ di concerti all’estero, che una boccata d’aria fuori non fa mai male!

Photo Credits Ufficio Stampa / Fabrizio Vatieri

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