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Sabrina Salerno: “Amo David Bowie. Sanremo? Penso mai più” [INTERVISTA]

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Che oltre le gambe ci fosse di più non serviva una canzone a ricordarcelo. Sabrina Salerno, 46 bellissime primavere, è una donna forte e con una buona storia da raccontare. Il suo nuovo singolo “Colour Me” colpisce perché non immediato, distante dal più classico concetto di ‘facile tormentone estivo’, infatti l’ex record girl di “Boys” (disco che arrivò primo in classifica anche in Inghilterra, piccolo miracolo italiano) ha voluto questa volta virare dalla dance al pop (quasi) classico. Incontro piacevole quello con Sabrina, confronto ricco di curiosità su passato, presente e futuro: ne esce fuori, ad esempio, il grande amore per una rockstar come David Bowie, oltre ad un infinito rispetto per Raffaella Carrà…

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Numeri. Trent’anni di carriera per Sabrina Salerno, oltre venti milioni di dischi venduti. La capacità innata di anticipare le mode, di osare e di usare in maniera intelligente il suo corpo: mix perfetto, se unito alla sua presenza scenica e ad alcune hit di successo (oltre alla già citata “Boys”, impossibile non citare “Hot Girl”, “Yeah Yeah”, “All of me” e la sanremese “Siamo donne”). A proposito del Festival, sarà difficile rivederla sul palco del Teatro Ariston, la motivazione è ampia e coinvolge colleghe come Alexia e Ivana Spagna…

 

Sei pronta per volare in Spagna, vero?

Ieri Barcellona e poi Madrid (5 luglio, ndr.) per il Gay Pride, non è la prima volta che mi capita di partecipare a questa manifestazione e di certo non sarà l’ultima. Bella occasione, tra l’altro, per presentare il mio nuovo singolo.

Lo ammetto, “Colour Me” non mi ha fatto impazzire al primo ascolto, poi mi sono dovuto ricredere. Eravamo abituati a una Sabrina diversa…

Non ho strizzato l’occhiolino al genere commerciale, questo è un pezzo melanconico, nato chitarra e voce. Dopo 30 anni di carriera avevo voglia di fare musica e anche di mettermi un po’ in discussione. Per il resto, capisco cosa vuoi dire: “Colour Me” è un brano completamente diverso rispetto ai miei precedenti, molto più pop e meno da ‘primo ascolto’. Dopotutto, non si resta identici per tutta la vita, si cambia in continuazione.

Prossima tappa?

Sono in fase di scrittura per il prossimo singolo, mentre per l’album toccherà aspettare un po’, non c’è fretta. Di certo in autunno riprenderò a girare per l’Europa con alcuni show già confermati: sarò in Francia tra ottobre e dicembre.

Andiamo al passato. “Boys” era un grande esempio di “Italo Disco”, proprio come alcuni pezzi di Raf o Gazebo: non hai mai pensato di duettare con loro in quegli anni d’oro?

E’ stato bello tempo fa incontrare Samantha Fox e collaborare con lei ad una nuova versione di “Call Me”. Per quanto riguarda Raf, la sua “Self Control” fu un caso isolato, cambiò quasi subito genere, non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di ipotizzare un duetto (ride). In generale, sono una che ha sempre amato collaborare anche con artisti molto diversi da me: lo scorso anno ho fatto parte di un concept album molto interessante (“Praxis Makes Perfect” dei Neon Neon, ndr.), dove c’era anche Asia Argento in veste di speaker.

Sei stata protagonista degli anni ’80, che ricordo hai?

Di certo non ho nostalgia, bisogna sempre vivere il presente. Alcuni anni fa ho condotto un programma tv, “Mitici 80”, dove si faceva un corposo parallelo tra quell’epoca e i nostri anni. Ad esempio, mettendo i paninari da una parte e gli ‘Emo’ dall’altra. Musicalmente, però, non mi piace paragonare le epoche, ma distinguerle: ogni canzone ha un destino, è inevitabile.

Musicalmente e discograficamente qualcosa è cambiato…

Senza dubbio, oggi i dischi non si vendono più. Gli stessi negozi di dischi sono ormai una rarità, sono completamente cambiate le leggi di mercato, è molto più semplice conquistare il tanto ambito “Disco d’oro”… Credo inoltre che la crisi generale abbia investito la cultura prima di ogni altra forma e settore: tuttavia, non possiamo negare che i libri abbiano comunque resistito alle difficoltà del tempo, i dischi molto meno.

Torniamo a “Colour Me”, ultimo singolo: vero che per lavorarci bene hai rinunciato, ad esempio, all’Isola dei Famosi?

La nostra è una vita precaria, fatta anche di rinunce più o meno importanti. La famiglia, ad esempio, è una mia priorità, poi dobbiamo sempre ricordare che tutte le produzioni discografiche sono un terno al lotto: progetti un album, ma non sai mai come potrà andare. Se potessi, oggi, tornerei anche a fare un po’ di teatro, è stata una bellissima esperienza, piena di riscontri positivi. Purtroppo allontana molto, troppo, da casa.

Come giudichi il ritorno discografico molto dance di Raffaella Carrà?

Ha fatto benissimo, evidentemente sentiva di fare questo passo e di farlo in questo momento della sua carriera. In generale credo che ognuno di noi debba sempre ascoltare la propria verità, dopotutto in questo mestiere vince solo chi riesce ad essere sincero, il pubblico se ne accorge e spesso ti premia.

Festival di Sanremo: l’ultima volta è stata 23 anni fa, ci torneresti?

Al 99% no, soprattutto perché cantare in italiano fu in passato uno degli errori della mia carriera. L’inglese, soprattutto dopo i successi che è stato capace di regalarti, non dovrebbe mai essere ‘abbandonato’. E’ un po’ storia parallela al percorso di colleghe come Alexia o Ivana Spagna, entrambe interpreti di hit incredibili come “Me and You”, “Summer is crazy”, “Easy Lady” e “Every Girl And Boy”. In Italia hanno fatto meno di quello che avrebbero potuto fare, continuando a cantare in un’altra lingua.

Due cose, poi chiudiamo. Recentemente Paola Iezzi ha ripreso un capolavoro di Patty Pravo, c’è un grande artista che ti piacerebbe coverizzare?

Di base adoro fare la mia di musica, senza pensare agli altri e a quello che è già stato fatto. Se devo fare uno sforzo, ti dico che il mondo che mi piace è quello di David Bowie, soprattutto i suoi primi 20 anni di carriera.

Un brano del passato al quale leghi un particolare ricordo: qual è la tua ‘canzone nell’armadio’?

Nessun dubbio, è “Moonlight shadow” di Mike Oldfield. Avevo 14 anni, ero in Grecia per la classica gita scolastica. Facevo il primo anno di Liceo Linguistico, erano tempi felici, spensierati, e quella canzone mi capitava di ascoltarla praticamente tutti i giorni.

(foto ufficio stampa)

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