Romina Falconi: “Cadono saponette, altro che pop ‘impomatato’!” [ESCLUSIVA]

Abbiamo intervistato in esclusiva Romina Falconi, cantautrice romana che lo scorso venerdì 22 settembre ha pubblicato il suo nuovo singolo intitolato “Cadono saponette” (Freak & Chic/Artist First), prodotto da Maximilian Rio e Marco Zangirolami con la straordinaria partecipazione del batterista di fama internazionale Gary Novak.

Negli ultimi giorni, davanti al carcere di San Vittore, allo Stadio San Siro, alla Borsa di Milano, a Cadorna e per tutta la città di Milano sono comparsi ironici cartelli di pericolo con la scritta: “Caduta Saponette”. Il motivo? Presto detto: da venerdì 22 settembre è in rotazione radiofonica e disponibile in digital download Cadono Saponette (Freak & Chic/Artist First), il nuovo singolo della cantautrice romana Romina Falconi, prodotto da Maximilian Rio e Marco Zangirolami con la straordinaria partecipazione del batterista di fama internazionale Gary Novak. Abbiamo contattato in esclusiva Romina Falconi per parlare del suo ultimo singolo e di molto altro.

Il nuovo singolo Cadono saponette” è un brano in cui ironizzi sulle sventure della vita e che – parola tua – rappresenta molto Romina Falconi. Tu come lo presenteresti?

“Io tendo ad avere testi abbastanza crudi perché mi piace così, mi piace raccontare istantanee di vita e mi piace farlo come lo farei con un amico davanti ad un caffè. Il testo di Cadono saponette racconta la troppa prudenza che troppo spesso si ha davanti a un’occasione di vita, a un qualcosa che è talmente bello da sembrare quasi ‘losco’. Ad esempio, penso a quando, dopo tanti ‘catorci’ (ride, n.d.r.), arriva nella tua vita una persona splendida e ci si immagina abbia per forza qualcosa da nascondere. Questo approccio prudente nella vita un po’ ti salva, ma esagerare è sbagliato. A me mettono quasi paura quelli che sanno tutto, mi piace più il grottesco che il bello al 100%. E lo racconto a modo mio, con un modo di fare che è molto popolare, venendo io da Torpignattara (quartiere popolare e multietnico di Roma, n.d.r.). All’inizio avevo paura di essere poco compresa, ma poi ho detto chissenefrega. Il nostro mondo presenta talmente tante incognite, che tanto vale provarci a modo mio. A Gary Novak la canzone è piaciuta molto e ha voluto suonare sia la batteria che il basso. Lui ha suonato con dei grandissimi della musica ed il suo apprezzamento mi ha fatto sentire molto meno sola perché quando vedi nascere e crescere la tua creatura, magari, non riesci a vederla con la dovuta lucidità”.

Per il lancio del singolo, nella città di Milano sono apparsi ironici cartelli di pericolo con la scritta: “Caduta Saponette”. Abbiamo visto, poi, che su Twitter l’hashtag #CadonoSaponette è andato subito molto forte, ancor prima dell’uscita ufficiale della canzone. Quanto conta quest’aspetto di marketing nella musica di oggi?

“Sinceramente, io non sapevo quanto fosse importante quest’aspetto, perché io mi occupo delle canzoni e preferisco lasciar fare le altre cose a chi le sa fare, pur interessandomi io a tutto. Non conoscevo neanche questo ‘guerrilla marketing’ e non pensavo che molti cogliessero questi segnali. Invece, è diventato tutto virale ed è stato tutto molto divertente. Ha avuto un’eco molto interessante, che non mi aspettavo. Siamo finiti per 10 ore in Top Trends su Twitter ancor prima dell’uscita del disco e leggere le sventure e le figuracce degli utenti di Twitter mi ha fatto sentire meno sola. Il mio tallone d’Achille, il fatto di essere così cruda, è ora ciò che le persone amano di me. Loro apprezzano la mia romanità, il fatto di dire cose magari ‘indelicate’, la mia ‘biondezza’ (ride, n.d.r.)…  I social network, spesso, fanno vedere solo il bello di una persona e, allo stesso modo, il mondo pop è sempre molto impomatato. Non c’è mai una ruota che si buca! (ride, n.d.r.)”.

Nel 2007, dieci anni fa, hai partecipato al Festival di Sanremo nella Sezione Giovani con il brano “Ama”. A dieci anni di distanza, cosa pensi di Sanremo? Lo vedi nel tuo futuro?

“Quando mi riguardo sul palco dell’Ariston, non mi sembro neanche io, sembro un ‘pulcino’. Lì stai come dentro una bolla, come dentro una centrifuga. Devi solo cercare di fare il meglio che puoi, ma non te lo godi. Io, Sanremo, l’ho fatto e lo consiglio a chiunque, se non altro per provarci. Quante occasioni ci sono in Italia per avere una vetrina? Non c’è molto scelta. Io, però, non voglio omologarmi per arrivare a Sanremo, voglio fare ciò che dico io. Sicuramente ci proverò, ma a modo mio e cercando di trovare una giusta alternativa”. 

Nel 2012 tu hai partecipato anche ad X Factor. Come fu quell’esperienza e – anche qui – quale è il tuo pensiero su X Factor e i talent show in generale oggi?

“X Factor è una cosa consigliabilissima a chi non sa cosa fare, a chi ha una bella voce ma non sa dove vuole andare, a chi sta cominciando da zero e vuole buttarsi. Invece, lo sconsiglio a chi ha già le idee più chiare sul proprio percorso. Ad X Factor ti plasmano, è pur sempre un programma televisivo gestito, egregiamente, da autori televisivi. La carriera musicale, però, è un’altra roba. Da quell’esperienza là, ho capito che voglio cantare facendo qualcosa che mi rappresenta. All’epoca, tutti mi dissero di cavalcare l’onda, ma uscire tanto per uscire non serve mai a niente. Allora, sono andata in Sony e ho detto loro: ‘Liberatemi, voglio chiudermi in studio per costruire un progetto nei modi e nei tempi giusti’. Io sono cresciuta con Capossela, con gente che al mainstream c’è arrivata tardissimo e con un pubblico già costruito”.

Cosa puoi anticiparci del nuovo album? Hai già pensato ad alcune collaborazioni?

“Recentemente sto scrivendo molto per il nuovo album, che uscirà nel 2018 e che sarà ‘multicolor’, per musiche e testi. Ho il piacere e la grande responsabilità di lavorare con artisti importanti e voglio farlo per bene. Quando leggo il curriculum della gente che mi sta accompagnando in questo percorso, mi viene da ‘svenire’. Ci sarà un pezzo tutto orchestrale, perché non ci piace volare bassi (ride, n.d.r.). Ho pensato di far uscire un singolo, poi un altro, poi magari un altro ancora e poi, quando saremo pronti, faremo uscire il disco. Quello che mi preme è che, tra 30 anni, io vorrò riascoltare il disco e capirci un senso. Ritengo il cantautorato ‘sacro’, perché è ciò che mi ha permesso di continuare a vivere. Per quanto riguarda le collaborazioni, penserei in primis a Immanuel Casto, che è il mio socio ma soprattutto un amico a cui affido l’ascolto di tutte le mie cose. Al momento, però, non è prevista una collaborazione tra noi. Non vogliamo farlo tanto per farlo, ma la coppia è rodata e con lui posso permettermi alcune licenze. Se trovassi la canzone giusta, direi assolutamente sì ad una nuova collaborazione tra noi”. 

La chiosa finale, la dedichiamo ad un paragone che, più volte, è spuntato accanto al nome Romina Falconi: ti senti ‘la Lady Gaga italiana’?

“Sì, è vero, nel mio ultimo disco scattava molto il paragone, forse per il mio essere anticonformista, sopra le righe e non omologata. O forse per i miei capelli! (ride, n.d.r.). Sono fiera quando mi dicono così, è una grande responsabilità perché è un’artista che apprezzo molto ma io non voglio certo mettermi a paragone con Lady Gaga. Anzi, io mi sono sempre ispirata a Lina Wertmuller, a Troisi, a persone che non hanno direttamente a che fare col mondo della musica, perché non voglio rischiare di diventare la brutta copia di qualcuno”.

Photo credits: Facebook/Ufficio Stampa

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