Sud Sound System: “Eternal Vibes è ‘Mediterraneo’. Il dialetto? La nostra ottava nota” [ESCLUSIVA]

Abbiamo intervistato in esclusiva Nandu Popu, voce e armonica a bocca dei Sud Sound System, per parlare del nuovo album del gruppo, intitolato Eternal Vibes, uscito lo scorso venerdì 30 giugno in tutti i digital store e negozi di dischi per Salento Sound System Record e distribuito da Believe.

Eternal Vibes è il nuovo album dei Sud Sound System, uscito lo scorso venerdì 30 giugno in tutti i digital store e negozi di dischi per Salento Sound System Record e distribuito da Believe. Abbiamo contattato in esclusiva Nandu Popu , voce e armonica a bocca dei Sud Sound System, per parlare del decimo album in studio del gruppo e di molto altro.

Il vostro ultimo album Eternal Vibes è uscito lo scorso 30 giugno. Quali sono le prime impressioni a circa due settimane dall’uscita?

“Le prime impressioni sono ottime, il disco sta piacendo molto. Abbiamo notato che le vendite sono ripartite dopo alcuni anni di maretta nel mondo della discografia. Ha dato un ottimo impulso anche il vinile, che è piaciuto molto ed è già in ristampa. Il disco sta piacendo tantissimo anche perché c’è un vasto assortimento di featuring, da U-Roy ad Anthony B fino ad Enzo Avitabile. Con quest’ultima collaborazione abbiamo spiazzato un po’ tutti, ma si tratta di due formazioni del sud, con dei connotati mediterranei. Finalmente è arrivata una collaborazione del genere, che mancava”.

L’album si propone come un disco di forte denuncia sociale, ma ha una visione anche ottimistica. Ad esempio, nella canzone Brigante, cantate di chi si ribella, chi si arrabbia ma allo stesso tempo “continua a sorridere”. Come è nato questo album e che messaggio vuole proporre?

“Con la canzone Brigante volevamo dare proprio il messaggio che la lotta non deve essere triste, deve essere fatta col sorriso. Si vince soltanto con la bellezza. I briganti di oggi sono i ragazzi di Taranto, i ragazzi della Terra dei Fuochi che combattono per la loro terra, quelli della No Tav, quelli della lotta xylella, i ragazzi sardi che non vogliono i poligoni di tiro che contaminano la loro terra… L’unico modo per vincere è quello della cultura. L’esempio salentino è proprio quello di riappropriarsi del territorio attraverso la cultura. Per questo, nel video di Brigante, c’è un ragazzo che balla nel centro storico di Lecce. La risposta è la cultura, che è il volano che sta facendo girare l’economia della nostra Terra basata sull’enogastronomia e sul turismo. Questi due fattori stanno permettendo al Salento di tenere in casa tanti figli. Il Sud, però, spesso è usato ancora come una colonia. Il turismo è anche avere cura del territorio, le nuove generazioni si rimpossesseranno del territorio”.

Quanto c’è della vostra prima esibizione in Giamaica in questo album?

“C’è tantissimo. Il mese passato lo scorso anno in Giamaica è stato molto intenso e ha rappresentato l’occasione per vedere cose nuove e corroborare delle intuizioni che magari avevamo avuto negli anni passati. I giamaicani che hanno ascoltato il nostro album ci hanno riconosciuto uno stile diverso, da loro definito ‘mediterraneo’. Per me, questo è il complimento più bello del mondo. Come cantiamo nella canzone Le radici ca tieni, noi siamo cittadini del mondo, noi ci sentiamo figli del mare. Per questo il termine ‘mediterraneo’ è la definizione più bella per noi”.

Il dialetto è sempre stata la marcia in più della musica dei Sud Sound System. Come mai la scelta del salentino al posto dell’italiano o dell’inglese per le vostre canzoni?

“Quando abbiamo iniziato a cantare, alla fine degli anni Ottanta, cantavamo in dialetto perché era un qualcosa che facevamo tra amici, senza pensare che avremmo ‘sfondato’. C’era un clima confidenziale e cantare in un’altra lingua avrebbe rotto quel convivio confidenziale. Si tratta di un sentimento molto importante, questo, perché ti consente di parlare con sincerità a chi ti sta accanto. Non c’è distanza con chi non capisce il nostro dialetto; quanta musica inglese ascoltiamo? Quello che conta è l’intento: se voglio parlarti d’amore o, al contrario, con rabbia, tu lo capisci. Il linguaggio che noi usiamo è quello della musica. Il dialetto è un ingrediente, è l’ottava nota”.

I Sud Sound System sono stati tra i primi ad aver portato le sonorità reggae e la dance hall giamaicana in Italia. Come è cambiato il genere e, soprattutto, la sua percezione in Italia negli anni?

“Il genere è cambiato tantissimo, ma gira che ti rigira si torna sempre al roots o alla dance hall. Lo stile rimane sempre quello. In venticinque anni sono arrivati nuovi suoni, nuovi strumenti musicali e le nuove canzoni ovviamente ne risentono. Dal punto di vista culturale, in Italia qualcosa è cambiata, ma purtroppo non per colpa nostra. Perdere un festival come il Rototom SunSplash significa perdere cultura e soldi, e fare del male alla musica e a chi ci lavora. La politica italiana spende poco per la cultura. Chi riesce a organizzare concerti qui è un eroe, mentre all’estero c’è una dedizione enorme perché sono consapevoli che l’arte ha una ricaduta enorme. La cultura riempie non solo la pancia, ma anche la testa. Noi nel Salento abbiamo fatto una rivoluzione: prima si parlava di eroina e di mafia e ora si parla di turismo e di musica”.

Che giudizio avete della scena musicale attuale italiana, dominata dai talent show, voi che già anni e anni fa proponevate con il Salento ShowCase un canale alternativo per emergere dedicato ai giovani artisti?

“Ai ragazzi io consiglio sempre di fare la gavetta, di andare in giro per il mondo e strafot*ersene della tv. O magari di andare in tv per cantare le tue canzoni ma non per farsi giudicare da qualcuno. Un giorno dovranno raccontare di aver girato il mondo e non di essere stati in uno studio a farsi giudicare. Io, tornando indietro, rifarei la mia benedetta gavetta. Un artista deve conoscere il mondo, non uno studio televisivo. Questo tipo di atteggiamento imposto dalla tv sta facendo gli stessi danni alla cultura che la tv ha già fatto al calcio. Quando il calcio è finito in tv, hanno svuotato gli stadi. Non voglio che succeda lo stesso con i concerti”.

Cosa significa fare musica di protesta sociale in un contesto come quello odierno, rispetto agli anni in cui avete iniziato a cantare?

“Il senso è sempre quello, per strada vediamo sempre la stessa gente, magari i figli dei nostri coetanei che, poi, hanno gli stessi problemi dei loro padri. La protesta rimane sempre quella, bisogna sempre cercare di andare avanti nella vita. I passi per andare avanti sono sempre più difficili e la musica si pone come compagnia di viaggio per dare energia e sorriso. La musica, non va dimenticato, serve anche per danzare e, quindi, a riconciliare il rapporto tra corpo e mente”.

Prima abbiamo citato la Giamaica. Proprio da lì ripartirà il vostro tour estivo. Che estate sarà per i Sud Sound System?

“Nel tour estivo incontreremo nuovamente tanti amici che da anni ci seguono. Partiremo dalla Giamaica per ringraziare l’isola e per rinsaldare i rapporti con gli artisti che ci hanno seguiti. E poi per tornare in Italia come ambasciatori di questo suono”.

Photo credits: Facebook

Commenti