Silvia Salemi: “Io tra musica, tv e un libro. Sanremo? A una condizione” [ESCLUSIVA]

Abbiamo intervistato in esclusiva Silvia Salemi, cantante e conduttrice televisiva recentemente ritornata sulla scena musicale con la nuova canzone Potrebbe essere, pubblicata a distanza di 10 anni dal suo ultimo album intitolato Ormai. Il nuovo disco di Silvia Salemi, dal titolo 23, è in uscita a luglio.

A vent’anni di distanza dal grande successo A casa di Luca e a dieci anni di distanza dal suo ultimo album (Ormai), Silvia Salemi è tornata con una nuova canzone, intitolata Potrebbe essere. Il singolo – prodotto da Silvia Salemi con Francesco Tosoni, che ha curato anche gli arrangiamenti, e registrato e missato presso il Noise Symphony Recording Studio –  anticipa l’album 23, in uscita il prossimo luglio. Di questo e del suo lavoro in televisione come conduttrice abbiamo parlato proprio con Silvia Salemi in questa intervista esclusiva.

Sono passati pochi giorni dall’uscita del singolo Potrebbe essere, che anticipa il nuovo album intitolato 23 in uscita a luglio. Cosa rappresenta per te questa canzone e come mai hai deciso di ritornare adesso ed in questo modo?

Potrebbe essere è una canzone che ho scritto alcuni anni fa, ma che sentiva il bisogno di avere la veste musicale che ha oggi. L’ho tenuta nel cassetto fino al momento in cui non ho avuto un team di musicisti e arrangiatori e di produzione che mi consentisse di mettere a fuoco suoni e modalità espressiva di questo nuovo lavoro, inserito in un progetto più ampio come un album. Il progetto aveva bisogno di vedere la luce una volta definito questo mondo sonoro attorno a ciò che volevo dire. Per questo motivo ho aspettato dieci anni”.

Cosa puoi anticiparci del nuovo album 23?

“L’album ormai è già realtà perché è in fase di stampa. Avevo tanti embrioni di canzoni, accordi e testi sparsi che avevano bisogno di una forma e di una consequenzialità attorno a quella che io sono oggi. È importante per me avere una band che ha vissuto nell’intimità e all’unisono il percorso di nascita di questo progetto. Il disco conterrà A casa di Luca in una versione riarrangiata a vent’anni dalla prima pubblicazione. Ci è piaciuta l’idea e ci ha stimolato ridarle una nuova veste vocale ed espressiva. Il nome 23 è legato al fatto che qualsiasi cosa succeda nella mia vita è legato a quel numero. Io, ad esempio, ho incontrato mio marito il 23 aprile del 2003. io sono nata il giorno 2, lui il 3, e mia figlia il 23. È un numero, poi, collegato alla fortuna, ma per me è più che altro un numero rotondo che simboleggia le cose belle, le cose che si rilanciano e durano nel tempo. Per me, 23 è una celebrazione e una storia che ricomincia. Volevo un qualcosa che restasse”.

Abbiamo parlato dell’ampio arco di tempo intercorso dal tuo ultimo album. Come è cambiato il panorama musicale italiano in questi anni?

“Il panorama musicale è cambiato totalmente. Prima, gli accessi al successo erano legati a concorsi e concorsini ed un cantante sapeva che ‘gavettando’ si arrivava ad essere conosciuto nei grandi contesti e ad essere apprezzato dal grande pubblico. Adesso a chi ha 17 anni e una bella voce, gli viene creato attorno un carattere, una particolarità. E i giovani così si fanno notare nei talent show. La differenza è che, prima, un cantante poteva durare anche 30 anni perché, costruendo da lontano il proprio percorso, non ci si scoraggiava dopo un singolo andato male. Ora, se un singolo va male, si butta via l’intero album. In realtà, per capire un disco devi almeno sentire 4-5 tracce. Tutto questo non è una colpa della discografia, ma una caratteristica di un tempo in cui tutto viene velocemente tritato secondo la logica “avanti un altro”. Poi, oggi, tutto è legato ai social, agli influencer, alle visualizzazioni e la terra trema sotto i piedi perché non tutto è controllabile. Un cantante, oggi, deve cercare di fare una cosa onesta e sincera, intercettando però il momento storico con intelligenza”.

Parlaci un po’ delle tue esperienze televisive, molto diverse tra loro, a Music Farm e Tale e Quale Show…

“Quando ho partecipato a Music Farm non avevo ancora 25 anni e mi dovevo sposare. Avevo nella testa il mio matrimonio, che era assolutamente prioritario. In quel periodo avevo deciso di allontanarmi dalla scena proprio perché volevo farmi una famiglia, ma ho accettato quel progetto perché ormai la trattativa era aperta e ho confermato il sì con professionalità. Ho vissuto, però, il programma con la testa di una ragazza innamoratissima che non vedeva l’ora di uscire da lì per viversi il suo amore. Lì dentro io non ho fatto la cantante, ho quasi cercato di farmi buttare fuori e, una volta uscita, ero felice di vivermi il mio amore, nonostante quella fosse una grande esperienza tv, condotto da Amadeus su Rai Due. Tale e Quale Show, invece, l’ho fatto con un’altra testa e consapevolezza.  E ho scelto di farlo. Mi sono presa una notte per riflettere se valesse davvero la pena ‘lasciare’ le mie figlie ma poi ho detto sì all’autrice Ivana Sabatini e a Carlo Conti. Ed era la notte del giorno 23 (ride, n.d.r.). Da lì, è partito tutto e non mi sono più fermata. Mi sono rimessa in gioco e mi ha divertito farlo”.

Recentemente, hai avuto l’opportunità di condurre la trasmissione Piccole Luci, un format basato sulle storie di alcune persone che hanno vissuto e superato diverse avversità nella vita. Che esperienza è stata questa?

Piccole Luci è stata una grandissima soddisfazione, una scommessa della Rete che ha deciso di portare in tv un ‘sociale’ senza urla, raccontato pacatamente. Ha funzionato perché il pubblico ha apprezzato proprio questo; infatti, abbiamo avuto un ottimo riscontro di audience e per questo ci sarà una seconda stagione. In questi anni in cui ho fatto la mamma mi sono dedicata molto al sociale portando il messaggio che nella vita, se hai un sogno, hai un motivo di rilancio e di distrazione dalla ‘cattiva strada’. Questo messaggio l’ho portato anche a Piccole luci e lo porto ora su Rai Uno nella mia striscia settimanale intitolata A Casa di Silvia, dove le persone raccontano le proprie sofferenze dentro un salotto di casa, in un contesto di grande garbo e rispetto. Bisogna porsi silenziosamente all’ascolto, senza enfatizzare, senza quell’emotainment che spesso diventa protagonista ai danni della storia. È come quando sei in un matrimonio e tu, invitata, ti vesti di bianco e fai la protagonista. Ai matrimoni non ci si veste di bianco! E io non mi vesto di bianco…” (ride, n.d.r.).

Prima abbiamo citato Carlo Conti e, inevitabilmente, la testa va a Sanremo. Si è parlato della possibilità, poi non tramutata in realtà, di rivedere Silvia Salemi sul palco dell’Ariston nell’edizione 2017. Confermi? Stai pensando ad un ritorno in futuro?

“Io ho deciso di far uscire l’album il 7 luglio perché al momento Sanremo non è nei miei pensieri e tra le mie priorità. Questo disco ha un percorso di crescita autonoma ed esce proprio nel momento in cui doveva uscire. Non ho mai voluto costruire a tavolino alcuna strategia commerciale. Questo disco rappresenta Silvia Salemi a tutto tondo: conduttrice, autrice di una canzone o di una musica, interprete… Mi sento libera. E quindi se Sanremo rientra in questa logica, si fa; se invece ‘violenta’ il progetto, no. Per quanto riguarda la mia partecipazione a Sanremo 2017, posso dire che Carlo ha ascoltato Potrebbe essere in diverse occasioni e mi ha dato diversi consigli. Questi incontri potrebbe aver spinto qualcuno a pensare ad una mia partecipazione a Sanremo 2017, ma il mio obiettivo era far uscire il disco a luglio con la tournée e la televisione. Arriverà su Rai Uno infatti un altro programma, L’altro sabato di domenica, che sarà un numero unico dalla durata di oltre 120 minuti, con 12 inviati e con Renzo Arbore in collegamento, dove racconteremo le cose belle del nostro Paese. La mia priorità è la musica e la mia band, ma non mi dispiace misurarmi in altri mondi”.

Tra musica live e altri progetti, che estate e che fine 2017 sarà per Silvia Salemi?

“Ora siamo in studio per le prove del tour e per tutta l’estate faremo promozione. La mia idea, in coda a questa promozione, è quella di far uscire un libro tra l’autunno e l’inverno. C’è tanta carne al fuoco, per questo Sanremo non è la prima aspettativa. Ma non si sa mai…”.

Photo credits: Facebook

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