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Marco Mengoni: “Le cose che non ho” conclude un percorso ma apre nuove vie [RECENSIONE]

Marco Mengoni: "Le cose che non ho" conclude un percorso ma apre nuove vie [RECENSIONE]

E’ uscito lo scorso 4 dicembre Le cose che non ho, il nuovo album di Marco Mengoni che completa un progetto partito lo scorso gennaio con la pubblicazione di Parole in circolo, definito all’epoca della sua uscita come una sorta di playlist in divenire. Con Le cose che non ho “il circolo”, appunto, sembra chiudersi, ma neanche troppo: quando si parla di Mengoni, infatti, impossibile (e abbastanza superfluo) porsi dei limiti. Comunque diciamo che le nuove canzoni segnano il giusto proseguimento di un’avventura iniziata circa un anno fa.

Non a caso, tra le 11 tracce de Le cose che non ho, ritroviamo anche il brano Parole in circolo, che fa proprio da anello di congiunzione, da “ponte” tra il primo e il secondo capitolo di questa storia in musica. Un pezzo che è anche una sorta di manifesto della produzione artistica di Mengoni in questo periodo della sua vita, scritto dallo stesso cantautore insieme a Rory Di Benedetto (che con ha firmato con Marco anche Ricorderai l’amore, Resti indifferente e Dove siamo) e Maurizio Musumeci.

Una canzone che racchiude anche una delle novità che hanno segnato la produzione più recente del giovane artista: lo sentiamo cantare, infatti, in modo simile al parlato, così come fa anche, ad esempio, in Ti ho voluto bene veramente o, in qualche modo, anche nella celebre Guerriero, presente nel precedente album. Un uso controllato della voce, insomma, che in questo pezzo si accompagna al piacevole suono della chitarra nella prima parte del pezzo e che dà maggiore risalto al testo della canzone, particolarmente importante in questo periodo storico (“Quanti gesti fai per cambiare in meglio il mondo?“, “E cerco anche in cielo una stella cometa, una passione mi ha cambiato nella testa, ma sono un sognatore con i piedi a terra, cerco di trarre da ogni storia un’esperienza e di sorridere battendo la tristezza).

Un’altra novità, dal punto di vista vocale, è rappresentata da Nemmeno un grammo, in cui Marco si è cimentato per la prima volta in un’interpretazione rap e hip hop, alternando al tempo stesso l’uso della lingua italiana con l’inglese. La canzone rappresenta l’ultima traccia dell’album e trascina in un vortice di suoni ed emozioni chi l’ascolta, con l’elegante suono del pianoforte che caratterizza la partenza e la conclusione del pezzo, ma che si fonde più avanti con sonorità moderne e con un sapiente uso dei cori, che qui come nel resto del disco diventano quasi uno strumento musicale.

Per quanto riguarda la title track, Marco ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a puntare su di lei per il titolo dell’album: “L’ho scelta per ricordare a tutti, ma prima di tutti a me stesso, quanto sia importante sapersi guardare dentro, imparare a godersi gli attimi della vita, i singoli momenti che compongono una giornata, e – nel mio caso- la fortuna che mi è capitata di fare ogni giorno quello che più mi piace. E’ una delle ballad più importanti del disco.

Impossibile non parlare delle collaborazioni che hanno fatto più “rumore” nei giorni immediatamente precedenti all’uscita dell’album, ovvero quella con Giuliano Sangiorgi e Sia. Per quanto riguarda il primo, che si è occupato di testo e musica di Solo due satelliti, il frontman dei Negramaro è riuscito a comporre per Marco un brano in cui si sente fortemente il suo “zampino”, senza che per questo il suo marchio prevalesse sullo stile di Mengoni.

Non a caso Marco ha scelto proprio questa, tra diverse idee che Sangiorgi gli ha proposto: “Giuliano mi ha fatto sentire alcuni suoi brani – ha spiegato – mi piacevano tutti ma Solo due satelliti mi ha colpito veramente e ho capito subito, sentendola nel provino ‘pianoforte e voce’, che si sarebbe inserita perfettamente nel racconto del disco. Questa è stata l’intuizione di Marco e così è stato: il brano ha trovato la sua gusta e naturale collocazione nella tracklist.

Così come è avvenuto anche per Rock Bottom, la traccia firmata da Sia Furler, nome di spicco nella scena discografica internazionale. Si tratta dell’unica canzone in inglese presente nell’album ed è stata scritta dalla cantautrice appositamente per Mengoni e la sua voce, tanto che Marco non ha avuto bisogno di ritoccare testo e musica, che gli calzano in effetti a pennello. Un inno alla forza che ciascuno di noi conserva dentro di sé, quella capacità di rialzarsi anche davanti alle difficoltà che sembrano più insormontabili. Un pezzo internazionale anche dal punto di vista musicale.

Largo all’elettronica in questo album che parla di tante forme d’amore senza cadere nella retorica, nonostante ci sia spazio anche per ballad (poche) come Ad occhi chiusi, scritta da Marco con autori d’eccezione come Matt Simons, Andrew Allen ed Ermal Meta, che con Mengoni ha già collaborato per hit come Io ti aspetto e 20 sigarette. Una romantica dedica, questa, al cosiddetto “Esercito” di fan che segue Marco da anni, a quel rapporto che si fa più stretto ad ogni concerto, ad ogni incontro. “Da quando ci sei tu non sento neanche i piccoli dolori ed oggi non penso più a quanto ho camminato per trovarti, resto solo adesso mentre sorridi e te ne vai, quanta forza che mi hai dato non lo sai.

Tra l’altro il pezzo è arricchito dal suono della tromba di Marco Tamburini, scomparso lo scorso maggio, registrata durante la prima fase di preparazione del progetto. Insomma, di motivi per commuoversi ascoltando questa traccia ce ne sono un bel po’. Ti ho voluto bene veramente è  il singolo che ha anticipato l’album, di cui vi abbiamo già parlato ampiamente IN QUESTO ARTICOLO, una vera e propria gemma preziosa contenuta nel disco, nata dalla collaborazione con Fortunato Zampaglione.

L’uso dell’elettronica fa da padrone in tutto il disco e si fonde con numerose contaminazioni: dalle sonorità afroamericane di ultima generazione (Resti indifferente) al new pop californiano (rivisitato da Mengoni in Ricorderai l’amore) fino ai canti masai africani presi in prestito per La nostra estate, un pezzo destinato credibilmente a fare da colonna sonora alla stagione “hot” del 2016 e che farà ballare tutti durante le tappe del tour che prenderà il via il prossimo anno. A questo proposito, riportiamo di seguito le date del #MENGONILIVE2016, seguite dallo streaming dell’album presente su Spotify.

  • TORINO – 28 Aprile 2016 – PalaAlpitour
  • PADOVA – 30 Aprile 2016 – Kioene Arena
  • BOLOGNA – 1 Maggio 2016 – Unipol Arena
  • FIRENZE – 3 Maggio 2016 – Mandela Forum
  • GENOVA – 4 Maggio 2016 – 105 Stadium
  • MILANO – 6 Maggio 2016 – Mediolanum Forum
  • MILANO – 7 Maggio 2016 – Mediolanum Forum
  • PERUGIA – 10 Maggio 2016 – Palaevangelisti
  • ROMA – 12 Maggio 2016 – Palalottomatica
  • ROMA – 13 Maggio 2016 – Palalottomatica
  • ACIREALE – 15 Maggio 2016 – Palasport
  • EBOLI – 17 Maggio 2016 – PalaSele
  • LIVORNO – 19 Maggio 2016 – Modigliani Forum
  • VERONA – 21 Maggio 2016 – Arena
  • VERONA – 22 Maggio 2016 – Arena

Foto: comunicato stampa

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